di Micaela Romagnoli
Corriere di Bologna, 22 agosto 2024
L’assessore comunale Rizzo Nervo e il Pratello: “Dovrebbe pensarci lo Stato”. “L’allarme dei sindacati lo abbiamo rilanciato diverse volte anche dal consiglio comunale. La situazione nell’istituto penitenziario minorile resta preoccupante e in estate purtroppo lo è ancora di più”. A dirlo è l’assessore comunale al Welfare, salute e nuove cittadinanze Luca Rizzo Nervo, commentando l’ennesimo caso di aggressione al carcere minorile del Pratello, accaduto nei giorni scorsi, ai danni di un agente della polizia penitenziaria e del comandante di reparto: stavano portando a termine il trasferimento di un detenuto che, rifiutando di farsi ammanettare, li ha feriti.
Assessore, i sindacati lamentano la presenza di detenuti particolarmente aggressivi, limitazioni strutturali, difficoltà gestionali e di sicurezza. Parlano di “tracollo del sistema dietro l’angolo”. Una situazione nota in questi termini anche al Comune?
“Come giunta e consiglio comunale abbiamo posto fin dall’inizio del mandato sull’istituto penitenziario minorile molta attenzione, che si è tradotta in diverse udienze conoscitive, anche in presenza dei sindacati della polizia penitenziaria, proprio per monitorare la situazione e i problemi emersi dopo l’ampliamento della struttura”.
Quali?
“Ciò che ci viene segnalata è la carenza di personale, accentuata nel periodo estivo, a fronte di una struttura che è raddoppiata senza assolutamente aver visto raddoppiare la propria dotazione in termini di organico, sia per quanto riguarda la polizia penitenziaria, sia per gli educatori e i mediatori culturali. Quindi, quando i sindacati chiedono allo Stato di farsene carico è un’esigenza sacrosanta. Oggi mancano le condizioni per consentire una gestione della struttura che non metta a rischio né gli operatori né i detenuti”.
Come Comune che margini di intervento avete?
“Siamo andati oltre il nostro ruolo. A fronte di una collaborazione con la direzione dell’istituto che abbiamo da sempre, attraverso la Programmazione triennale sulle carceri, abbiamo investito in particolare sul Pratello, circa 70 mila euro”.
Per fare che cosa?
“Per garantire un educatore 38 ore settimanali dal primo agosto e un mediatore linguistico per 30 ore da fine giugno. Non ce ne dovremmo occupare noi, ci sono gli organi dello Stato preposti, però, nella nostra logica di carcere come parte integrante della città, abbiamo deciso di destinarvi queste risorse, che si aggiungono al servizio di consulenza legale e ai servizi sociali di presa in carico. Cogliendo la complessità crescente di quel luogo, abbiamo messo in campo risposte concrete e puntuali, delle quali anche la direzione è soddisfatta e grata. Rimane il problema del personale e dell’esposizione degli operatori, che ovviamente ci preoccupa”.
Tra i detenuti ci sono minori stranieri non accompagnati. È un tema molto delicato che anche la scorsa estate lei ha riproposto con forza al governo. Ci sono stati sviluppi?
“La popolazione carceraria minorile è molto varia, diversa, articolata. È indubbio - lo stiamo urlando e denunciando da due anni a questa parte - che il carico dei minori stranieri non accompagnati sia grande e che rischino di trovarsi già in partenza dei loro percorsi migratori all’interno di sistemi criminali e di micro criminalità locale: questo è un tema enorme che ci preoccupa tantissimo”.
Che cosa state facendo?
“Continuiamo anche in questo ambito a fare un lavoro supplementare e supplente rispetto alle nostre competenze e funzioni. Per noi avere un sistema di integrazione dei minori non accompagnati che metta in campo strumenti di formazione, avviamento al lavoro è fondamentale per provare a costruire percorsi adeguati e non devianti. Questo vale anche per il carcere: ci interessa avere possibilità educative per i ragazzi. Ecco perché abbiamo voluto fare l’investimento che dicevo”.
Sono in crescita i minori non accompagnati in città?
“Abbiamo un dato costante dei 350 posti del Sai, a cui si aggiunge la struttura a Villa Angeli aperta dalla Prefettura, in questo momento molto ricettiva degli invii a livello nazionale. La pressione purtroppo non è equamente distribuita in Italia, non esiste un sistema di distribuzione nazionale come invece succede per gli adulti. È una situazione che permane, come la nostra preoccupazione”.










