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di Giuseppe Baldessarro

La Repubblica, 1 agosto 2024

“Portatela fuori o sarà la prossima vittima del sistema carcerario”. La lettera dalla Dozza di Bologna al Garante, per chiedere un intervento urgente. Il problema è che lei è senza domicilio e residenza e bisogna trovare una struttura adeguata. Da quando è tornata dall’ospedale non si alza più in piedi. A 70 anni, passa le sue giornate a letto. Accudita da un’altra detenuta che l’aiuta in tutto, persino a mangiare. Un sollievo, certo. Come lo è anche il piccolo ventilatore montato dall’amministrazione penitenziaria nella sua cella. Della condizione dell’anziana, reclusa della sezione femminile della Dozza, si sta occupando il garante per i detenuti del comune, Antonio Ianniello, sollecitato dalle stesse compagne di sezione della donna. Nei giorni scorsi ha infatti ricevuto una lettera con la quale gli è stato chiesto un intervento urgente, specificando “che la signora in queste condizioni sarà l’ennesima vittima di questo sistema carcerario”.

Ianniello martedì pomeriggio è andato a trovarla alla Dozza, dove si è reso conto di persona della situazione. Per il garante “la condizione della persona appare oltremodo sacrificata nell’attuale contesto detentivo. E al netto delle determinazioni che potrà assumere la magistratura di sorveglianza, resta il fatto che, allo stato, la donna non sembra avere la disponibilità di alcun domicilio di riferimento all’esterno”.

E qui sta il problema che riguarda la 70enne, come anche decine di altri detenuti e detenute. Senza un domicilio e una residenza, anche se le restano da scontare meno di tre anni di reclusione per una pena definitiva (non per reati alla persona), diventa difficile trovarle una collocazione fuori dal carcere. Di norma la magistratura di sorveglianza attiva la Uepa (Ufficio per esecuzione penale esterna) che a sua volta si muove alla ricerca dei servizi sociali dei comuni di riferimento. In questo caso, senza una residenza o un domicilio, tutto si blocca. Anche perché non ci sono strutture pubbliche adeguate a ospitare queste persone, e quelle che ci sono, sono private. In termini più diretti, esiste un problema, oltre che di luoghi adeguati, anche di costi da sostenere.

La magistratura ha insomma le mani legate, e il garante ne è consapevole. La donna dovrà dunque restare in carcere e, in caso di necessità, può essere trasportata in ospedale, come successo di recente, da dove, dopo 10 giorni di ricovero, è stata dimessa. L’impegno di Ianniello, come da lui stesso spiegato, è ora concentrato a risolvere il problema burocratico principale della signora.

“In questo senso - spiega - ho espressamente chiesto alla direzione del carcere di procedere all’invio della richiesta di iscrizione anagrafica nel tentativo di poter trovare un riferimento all’esterno anche attraverso il coinvolgimento dei Servizi sociali territoriali”.

In altri termini si cercherà di ottenere un domicilio (sia pure fittizio, come previsto dalla legge, ndr), in maniera da muovere successivamente i servizi del comune che potranno farsi carico della situazione e, a quel punto, cercare una struttura nella quale la 70enne possa scontare quel che le resta. Come accennato, il problema non riguarda solo la detenuta in questione. Un recente report degli avvocati bolognesi segnala che i detenuti della Dozza (che ne ospita circa 850) che potrebbero scontare i residui di pena all’esterno sono circa un terzo del totale. Tuttavia, per questioni di residenza o domicilio (molti sono stranieri), restano in carcere a sovraffollare una struttura ormai al limite del collasso.