di Paola Naldi
La Repubblica, 12 giugno 2024
L’attore ha recitato davanti ai detenuti grazie al programma curato dalle compagnie del Pratello e dell’Argine. Alle standing ovation Alessandro Bergonzoni ci è abituato, raccolte nei tanti teatri italiani nella sua lunga e fortunata carriera. Ma l’ultima, arrivata ieri sera per lo spettacolo inedito “La pena non sia mai carcerogena!”, è stata diversa. Ad applaudirlo in maniera particolarmente calorosa è stato un pubblico composto dai detenuti della Dozza e da persone arrivate in carcere solo per assistere alla pièce, parte del programma “E state alla Dozza! Quattro giorni di teatro e musica” curato dalle compagnie del Pratello e dell’Argine. È il secondo anno che la manifestazione si svolge nel piccolo cortile di via del Gomito, ma ieri l’entusiasmo e le emozioni sono stati fortissimi.
L’artista bolognese si è prodigato in un divertente monologo che con i consueti giochi di parole e scarti di significato ha fatto ridere ma anche riflettere sui temi della quotidianità: la vita, la morte, la giustizia, i rapporti con gli altri, i deboli, la guerra. E man mano che le parole si srotolavano dal palco il pubblico si lasciava andare, ridendo, applaudendo, partecipando calorosamente. Fino a quando Bergonzoni è arrivato alla conclusione tutta dedicata ai detenuti.
“A voi dico grazie per la pazienza che avete ma dico anche scusa perché fino ad oggi noi non siamo riusciti a scalfire l’interesse della politica per il tema carcerario che viene affrontato solo quando ci sono dei problemi - sottolinea l’attore - Questa manifestazione è bellissima, perché la Dozza è parte della città, Bologna la Dozza è una delle caratteristiche di questa città. Ma non deve essere una concessione data dallo Stato. Questi momenti sono un diritto. Un diritto allo spazio, alla luce”.
Dichiarazioni semplici che hanno scosso tutto il pubblico, in piedi ad applaudire. E da oltre il muro sono arrivate le voci dei detenuti che non hanno potuto partecipare all’evento, riservato a circa 150 persone, donne e uomini. Troppo entusiasmo che il personale di guardia al carcere ha smorzato educatamente, invitando tutti a tornare a sedere.
“È la prima volta che mi tocca mettere a sedere una standing ovation - scherza Bergonzoni - Ma non smettete di applaudire perché questo è un suono che deve rimanere nella vostra mente a lungo. Quando pensiamo alla realtà carceraria pensiamo a un ammasso di persone indistinte, invece ognuno di voi è diverso come i coriandoli di una festa. Noi torniamo a casa ma lancio una proposta alla direttrice della Dozza, Rosa Alba Casella: compriamo un pianoforte da lasciare qui. Io trovo gli sponsor per comprarlo, perché forse tra queste persone c’è qualcuno che ha orecchio per la musica e potrà trovare un altro tempo”.
Per circa un’ora si sono abbattuti i muri tra il dentro e il fuori, tra la città e la Dozza, in un rito che ha emozionato il pubblico. Un rito che si è concluso con un abbraccio, metaforico e reale, tra Alessandro Bergonzoni e chi è tornato nella propria cella. Questa volta, almeno, con il sorriso sulle labbra.









