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di Giorgio Pirani

 

incronaca.unibo.it, 28 maggio 2020

 

La direttrice: "Abbiamo fatto una serie di sopralluoghi per garantire l'igiene pubblica". "Ritrovarci qui oggi significa una cosa: che abbiamo tutti voglia di ripartire e andare avanti per lasciarci alle spalle tutti i fatti avvenuti nelle ultime settimane".

Inizia così Isabella Angiuli, consigliera comunale per il Partito Democratico di Bologna, presentando la videoconferenza sulla ripartenza delle imprese operanti all'interno della Casa circondariale Rocco D'Amato, al momento sospese causa l'emergenza Coronavirus. Presenti anche Susanna Zaccaria, presidente del Comitato locale per l'area dell'esecuzione penale adulta e Marco Lombardo, assessore comunale alle attività produttive, oltre ai numerosi rappresentanti sindacali di sigle quali Cisl, Uil e Cepal.

Da diversi anni all'interno del carcere sono presenti diverse aziende che assumono carcerati, come per esempio il laboratorio tessile, la lavanderia e un'officina meccanica, rimaste chiuse per l'emergenza Coronavirus e che solo in queste settimane stanno iniziando a riaprire.

"Abbiamo proceduto a una serie di sopralluoghi per garantire l'igiene pubblica - ha affermato Claudia Clementi, direttrice del carcere Dozza di Bologna - la sartoria è la prima ad aver riaperto, i primi di giugno riaprirà anche l'officina meccanica, stessa cosa per la lavanderia".

Clementi fa anche il punto sul caseificio, sospeso nei mesi passati a causa di diverse mensilità non pagate ai lavoratori del carcere. "L'esperienza con la cooperativa che gestiva l'attività non è stata positiva e non ripartirà. A fine febbraio avevamo intrapreso trattative con realtà del territorio che ampliare le aziende all'interno del carcere ma l'emergenza Covid ha interrotto i colloqui che solo in questi ultimi giorni sono ripartiti".

"La chiusura di un'attività lavorativa non è mai positiva e porta sempre amarezza, soprattutto all'interno di una struttura carceraria", precisa Salvatore Bianco di Cgil, "Siamo preoccupati per il presente e per il futuro, per questo esorto l'amministrazione a fare ogni sforzo per accelerare il coinvolgimento di una realtà economica seria per evitare un altro caso fallimentare come quello del caseificio". Per quanto riguarda le altre aziende, la maggior parte sono al momento ferme. La Cefal, un ente di formazione, è tra queste: "Ci atteniamo alle direttive della regione e del governo. Speriamo di riaprire in tempi brevi anche con attività di presenza per quanto riguarda i laboratori e i corsi di formazioni, ovviamente in piccoli gruppi".

L'unica a essere ripartita è l'attività tessile. "Abbiamo riaperto lunedì scorso, a causa della chiusura diversi nostri accordi commerciali sono stati annullati e questo ci ha danneggiato molto, ma stiamo ripartendo e riprendendo i contatti con le aziende", afferma la responsabile Enrica Morandi "ma il vero problema che abbiamo già da diverso tempo è che c'è poca visibilità al di fuori del carcere. Noi siamo ricercatissime e abbiamo dei riconoscimenti anche fuori dalla regione, ma abbiamo un serio problema di smerciare i nostri prodotti.

Per questo chiedo a questa commissione di tenere presente questo fattore che per noi è fondamentale per la nostra sopravvivenza all'interno del carcere". "Il carcere fa parte integrante della nostra città e della comunità e anche nella fase complessa avvenuta nel carcere in questi mesi abbiamo sempre cercato di fare il possibile per garantire delle condizioni minime di sicurezza", afferma Marco Lombardo, assessore comunale alle attività produttive "Sono felice che siano ripartite i colloqui per nuove aziende e soprattutto la ripresa delle attività all'interno del carcere come sta avvenendo con le altre aziende in regione, e questo dimostra come le realtà del carcere non siano secondario rispetto a quelle fuori dalla casa circondariale".