Corriere di Bologna, 6 settembre 2022
È con l’ipotesi di istigazione al suicidio che è stato aperto il fascicolo a carico di ignoti dalla Procura di Bologna, per fare luce sul gesto estremo, e sulle circostanze in cui è maturato, che ha portato alla morte un 53enne detenuto di origine serba nel carcere della Dozza la scorsa settimana.
Con l’apertura del fascicolo sarà possibile effettuare l’autopsia sul corpo dell’uomo, in cura per problemi psichiatrici -come aveva riferito il Garante comunale dei detenuti, Antonio Ianniello - e che a fine anno avrebbe comunque finito di scontare la sua pena. L’incarico per l’accertamento medico legale è già stato conferito.
“Si è in attesa - si legge nella nota del procuratore capo Giuseppe Amato - di una prima ricostruzione della vicenda da parte degli organi di polizia giudiziaria, al fine di eventualmente delegare ulteriori approfondimenti per il chiarimento di quanto accaduto. La Procura riafferma il proprio impegno e la propria attenzione per le vicende accadute in ambito penitenziario”.
Sul caso si erano levate le proteste delle associazioni sindacali, la durissima presa di posizione della Camera penale e del suo presidente Roberto D’Errico, che in settimana presenterà esposti in Procura e al ministero chiedendo un’ispezione, e degli stessi detenuti che in una lettera indirizzata anche al sindaco Matteo Lepore hanno evidenziato il problema della gestione sanitaria all’interno del penitenziario bolognese.
D’altronde i numeri dei decessi per suicidio in carcere devono far riflettere: questo è stato il sesto in Emilia Romagna nel 2022, mentre 59 è il dato nazionale dall’inizio dell’anno. Tra i problemi evidenziati da più parti il sovraffollamento rispetto alle capienze originali previste, la presenza insufficiente del personale medico nelle strutture carcerarie e la mancata verifica in alcuni casi della compatibilità tra il regime carcerario e le patologie di cu sono affetti alcuni ristretti.











