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bolognatoday.it, 27 giugno 2022

In Italia “purtroppo, il carcere aiuta ancora troppo poco il reinserimento”. Lo ha detto il cardinale di Bologna e presidente Cei Matteo Zuppi, nel corso di una iniziativa alla Dozza per celebrare i dieci anni di progetto di reinserimento lavorativo all’interno del penitenziario. Per Zuppi “ogni detenuto dovrebbe avere un progetto su di sé, altrimenti il carcere è soltanto punitivo, mentre invece deve essere anche redentivo”.

Il monito arriva durante l’evento ‘Perché ne valga la pena, esperienze di reinserimento’ che si è tenuto nel carcere bolognese della Dozza in occasione dei 10 anni del progetto di reinserimento dei detenuti ‘Fare impresa in Dozza’.

L’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Zuppi, commenta con rammarico il fatto che, a livello nazionale, iniziative come quella promossa da Marchesini Group, Ima e Gd siano ancora poche. Per il cardinale, infatti, in Italia “c’è ancora tanto da fare, e il fatto che la società civile aiuti il sistema carcerario fa parte della responsabilità comune. Dobbiamo ricordarci- conclude- che con poco possiamo fare molto e che tutti dobbiamo fare qualcosa.

Lavoro dentro la Dozza: il progetto compie dieci anni - “Partire è stato difficile, ma le cose vanno bene”, e “dall’inizio del progetto oltre 50 detenuti, grazie ad un percorso formativo e a un lavoro regolarmente retribuito, hanno avuto l’opportunità di integrarsi nella comunità locale una volta scontato il periodo di reclusione, con un indice di rientro in carcere molto basso, intorno al 12%”.

Maurizio Marchesini, presidente di Marchesini Group, non nasconde la propria soddisfazione nel commentare i risultati dei primi 10 anni del progetto, avviato nel carcere bolognese assieme ad altri due ‘giganti’ del packaging bolognese come Ima e Gd (e in anni recenti allargato anche alla Faac) e presieduto dallo stesso Marchesini.

E che il progetto di reinserimento rappresenti una scommessa vinta, e possibilmente da replicare in quanti più istituti carcerari possibili, lo pensano tutti i partecipanti al convegno ‘Perché ne valga la pena. Esperienze di reinserimento’, che si è tenuto questa mattina nell’aula bunker della Dozza.

Ne è convinta, in primis, la direttrice del carcere bolognese Rosa Alba Casella, secondo cui i detenuti coinvolti “non solo hanno acquisito competenze tecniche di alto livello” grazie all’aiuto della Fondazione Aldini Valeriani e dei tutor (ex dipendenti delle aziende che sostengono il progetto che si occupano della formazione dei partecipanti), ma hanno anche “potuto vivere in un ambiente in cui sviluppare le loro capacità di lavorare in gruppo e di relazionarsi correttamente”.

Gli stessi concetti li esprime, in maniera più colorita, l’arcivescovo del capoluogo emiliano Matteo Zuppi. Il progetto ‘Fare impresa in Dozza’ è “tutt’altro che una ‘romanella’“, commenta il cardinale, utilizzando un’espressione romana che indica un lavoro superficiale fatto per ridare un lustro apparente a delle cose malridotte. In generale, Zuppi sottolinea l’importanza “dell’attenzione e della sensibilità della società civile per far cambiare in meglio il carcere, come avviene in questo caso. Bisogna sempre respingere - chiosa - la tentazione di ‘buttare via la chiave’, e cercare invece le chiavi giuste per favorire il reinserimento dei detenuti”.