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di Giuseppe Baldessarro

La Repubblica, 18 maggio 2022

Tre decessi in pochi mesi nelle sezioni al secondo piano. “Alla Dozza succede di tutto. Non è più possibile assistere inermi mentre si contano i morti. Tra farmaci di pessima qualità, sostanze stupefacenti e alcolici autoprodotti, la situazione è fuori controllo. Ora basta, le istituzioni devono assumersi le loro responsabilità”.

Il più arrabbiato di tutti è il presidente della Camera penale, Roberto D’Errico. Lo dice apertamente e lo scrive sui documenti ufficiali dell’associazione che, proprio ieri, ha posto la questione chiamando in causa la magistratura, l’amministrazione penitenziaria e persino il sindaco Matteo Lepore, in qualità di autorità sanitaria. Nelle scorse ore un detenuto quarantenne è stato trovato morto nella sua cella: è il terzo caso in pochi mesi, dopo quello del 4 febbraio scorso e di novembre 2021. Episodi denunciati anche dal sindacato della polizia penitenziaria Sinappe, che fanno dire all’Ordine degli avvocati che la situazione in alcune sezioni del secondo piano della Dozza è indecente.

“Nelle visite periodiche che il nostro Osservatorio ha svolto all’interno del carcere - scrivono i penalisti - abbiamo potuto constatare con i nostri occhi le drammatiche condizioni delle sezioni collocate nel secondo piano giudiziario che, senza esagerazione alcuna, lo stesso sindacato Sinappe nel suo comunicato definisce “discarica sociale”, dove tossicodipendenti e persone affette da patologie mentali sono di fatto abbandonate al loro destino”.

Da qui per chiamare in causa “la Procura della Repubblica e il Provveditorato”, chiedendo “quali accertamenti siano stati svolti in relazione alle morti, quali siano state le conclusioni di quelle indagini, quali siano state le cause di quelle morti, e se siano state individuate responsabilità”.

Gli avvocati vanno anche oltre “perché appare incredibile che vi siano intere sezioni di un carcere che sfuggono a qualsiasi tipo di controllo”. Infine chiamano in causa Lepore che a maggio scorso ha “parlato del carcere come di un “quartiere” di Bologna”.

D’Errico invita il sindaco “ad andare a visitare quel quartiere, così come fa con tutti gli altri della città, perché possa rendersi conto di quanto scriviamo ormai da troppo tempo, perché si possa rendere conto che nella nostra città c’è un quartiere dove le vite si spengono, nel silenzio dei più”.