di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 19 marzo 2024
Gli avvocati: “Mancano le strutture”. La denuncia dei legali in visita alla Dozza. Alcuni hanno i requisiti per essere ammessi all’affidamento in prova ai servizi sociali, altri alla semi-libertà o ai domiciliari. A 57 detenuti resta meno di un anno da scontare, a 82 solo 2 anni, ad altri 83 quasi tre. Poi ci sono quelli che di anni da trascorrere dietro le sbarre ne hanno 4, e sono 65. Messi assieme, sono 287 i detenuti della Dozza che potrebbero stare altrove. Un terzo degli 831 attualmente presenti in via del Gomito potrebbe finire di scontare il debito con la società all’esterno risolvendo così i problemi di sovraffollamento. Alcuni hanno i requisiti per essere ammessi all’affidamento in prova ai servizi sociali, altri alla semi-libertà o ai domiciliari. Ma mancano le strutture in grado di accoglierli fuori dalla Dozza.
Strutture indispensabili, perché si tratta di persone senza fissa dimora e stranieri senza permesso di soggiorno che sul territorio non hanno alcun punto di riferimento. Il dato è confermato dalle avvocate Elisabetta D’Errico (membro esterno commissione diritti umani) e Antonella Rimondi (referente della commissione penale del Consiglio dell’Ordine) che, assieme a una delegazione dell’Ordine degli avvocati e della Camera penale hanno visitato il carcere e incontrato la direttrice Rosalba Casella. “L’accesso alle pene alternative previste dal codice - dicono le legali - è l’unica soluzione per alleggerire il carico della casa circondariale. Ma perché vi si possa accedere sono necessarie convenzioni, accordi, e la volontà delle istituzioni”.
Dire che tra le mura della Dozza la situazione è esplosiva appare quasi un eufemismo. Il problema del sovraffollamento è il più evidente, ma non è l’unico. Dicono le avvocate: “La situazione strutturale è migliorata, con alcune opere di rifacimento, nella sezione infermeria e nuovi arrivi, ma se si va in altre sezioni è un disastro”. Il “giudiziario” (dove sono detenute le persone con condanne definitive) e l’alta sicurezza, sono da incubo: “Muri scrostati e finestre che fanno passare l’acqua sono solo un esempio. Poi c’è il problema delle 73 donne e quello dei giovani detenuti: ragazzi poco più che maggiorenni, insofferenti e difficili da gestire. Il tutto mentre i numeri, purtroppo, sono in costante aumento”.









