di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 5 settembre 2025
Il Garante Ianniello: “La sezione donne è satura, si è dovuto utilizzare gli spazi del nido”. Il carcere della Dozza sta scoppiando e i penalisti bolognesi, riuniti nella Camera penale Franco Bricola, lanciano l’allarme: “Quando la sezione destinata temporaneamente ai detenuti giovani adulti verrà chiusa, come da rassicurazioni fornite dal Governo, nel carcere di Bologna potrebbero entrare altre 100 persone e così i ristretti arriverebbero quasi a quota 1.000 a fronte di una capienza regolamentare che si aggira sui 500 posti”.
Gli avvocati lo segnalano in una lettera inviata al Provveditorato regionale, alla direzione della Dozza, alla Giunta regionale, al Tribunale di sorveglianza e ai garanti dei detenuti, in cui affermano che questo scenario va “scongiurato con ogni mezzo possibile”. A questo si aggiunge che nella sezione femminile, fa sapere il garante dei detenuti del Comune di Bologna Antonio Ianniello, sono esauriti i posti e nei giorni scorsi due detenute sono state collocate negli spazi della sezione nido, normalmente destinata alle madri con bambini fino a tre anni. “Risultano presenti - scrive il garante - 96 donne, di cui 11 in regime semilibero. Il picco numerico ha reso necessario utilizzare gli spazi del nido per evitare situazioni in cui una cella si trovasse ad avere tre donne al suo interno”.
Attualmente la Dozza ospita complessivamente 801 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 457 persone. Un tasso di sovraffollamento senza precedenti. “Quando si arriverà a dover collocare tre persone nella medesima cella - prosegue il garante - avremo la piena configurazione di una flagrante violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea che sancisce il divieto di pene e trattamenti disumani o degradanti”. Una situazione che costituisce anche un’emergenza sanitaria, visto che nei giorni scorsi la Fp-Cgil ha denunciato la mancanza di lenzuola pulite. “Abbiamo letto con preoccupazione la denuncia della Fp-Cgil - scrivono ancora i penalisti nella loro lettera - da cui emerge che all’interno della casa circondariale mancherebbero beni essenziali per i detenuti ed in particolare le lenzuola, che addirittura non verrebbero cambiate dopo due mesi di utilizzo. Se questa denuncia fosse confermata saremmo di fronte ad un fatto di estrema gravità, che determinerebbe una tanto clamorosa quanto grave lesione dei più basilari diritti delle persone detenute, se non della loro stessa dignità di essere umani”.
I problemi riscontrati con la fornitura di lenzuola pulite sarebbero dovuti al fallimento della ditta esterna che si occupava della pulizia e sanificazione. Ma “la situazione appare ancor più grave - denunciano ancora i penalisti - laddove si consideri che la problematica riguarda specialmente i detenuti meno abbienti, che non hanno collegamenti con l’esterno su cui poter contare per la fornitura di tali beni di prima necessità”. Pensando che tutto ciò “si aggiunge alla già indecorosa condizione detentiva che le persone ristrette sono costrette quotidianamente a subire in ragione dell’ormai insopportabile sovraffollamento nel carcere della nostra città, con le tante altre criticità strutturali e di personale -aggiunge la Camera penale - allora appare sempre più chiara ed evidente la mortificazione definitiva del principio di umanità della pena previsto quale primario presidio di civiltà della nostra democrazia dall’articolo 27 della Costituzione”.
In questa situazione “diventa pressante, e allarmante, la preoccupazione per quello che potrebbe accadere quando, si auspica ormai a breve, la sezione inopinatamente destinata ai giovani adulti verrà restituita alla sua originaria destinazione, con un incremento di circa 100 nuovi ingressi, portando il numero complessivo a quasi 1.000 detenuti”. Solo nel 2013 la Dozza era arrivata ad ospitare un numero talmente alto di persone, ma le condizioni strutturali odierne sono molto peggiorate rispetto ad allora. “Non ci può essere più alcun dubbio - concludono i penalisti - sul fatto che le nostre carceri rappresentano oggi la più grave emergenza umanitaria del nostro Paese”.











