di Marina Amaduzzi
Corriere di Bologna, 26 febbraio 2025
Una buona parte del centrodestra in Consiglio comunale, in primis Forza Italia, lunedì ha votato, insieme al centrosinistra, un ordine del giorno che è contrario all’apertura della sezione per giovani adulti all’interno del carcere della Dozza e chiede “altre ipotesi e soluzioni”. Un punto condiviso da Valentina Castaldini che è consigliera regionale di Forza Italia.
Castaldini, quali sono le altre ipotesi?
“Spero che il presidio di stasera (ieri per chi legge, ndr) serva a far capire un punto in questa vicenda che sembra andare su un binario prestabilito. Ovvero la necessità di fare un tavolo, a prevalenza welfare, che valuti caso per caso la situazione di questi giovani e identifichi quelli che possono accedere a comunità alternative al carcere. Il voto di lunedì in Consiglio comunale esprimeva preoccupazione ma anche la necessità di questo tavolo”.
Per trovare il posto alla nuova sezione, dal carcere della Dozza sono stati trasferiti 70 detenuti. Anche questo la preoccupa?
“Molte di queste persone, che sono state trasferite a Parma e a Fossombrone, stavano seguendo un percorso scolastico oppure di formazione, percorsi che vengono interrotti con la possibilità concreta che non vengano reinseriti in progetti analoghi. E devo aggiungere che mi preoccupa molto anche un altro aspetto”.
Quale?
“Il Tribunale dei minori. Sappiamo che è sempre in grande sofferenza ee sappiamo che, almeno per tre mesi, avrà come priorità questi giovani che arrivano. In pratica tratterà solo lo straordinario, tralasciando l’ordinario, che è fatto anche di bambini abbandonati che aspettano da 3 anni l’affidamento”.
Un punto che le sta particolarmente a cuore è quello delle misure alternativa alla detenzione nel carcere, nelle comunità educanti...
“A breve dovrebbero essere pubblicati i decreti attuativi della riforma Nordio che prevede questa tipologia di alternativa. È evidente che dovremo avere grande cura su come il sovraffollamento delle carceri possa essere gestito, ci vuole una figura terza che valuti caso per caso chi può andare in comunità. La nostra responsabilità è fare un passo in più in questa vicenda. Chi va in comunità ha un rischio di recidiva più basso di chi resta in carcere”.











