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di Fabrizio Pomes


bandieragialla.it, 24 marzo 2021

 

Il carcere, come tutti i luoghi in cui la sofferenza umana assume una valenza centrale, acquisisce un'importanza rilevante l'incontro con la religione. È proprio nei momenti del bisogno che ci si rivolge all'entità superiore perché possa aiutarci a realizzare tutti i nostri desiderata e lo scorrere lento del tempo offre maggiori opportunità di riflessione tanto introspettiva quanto spirituale.

Un percorso che tutti compiono, nei modi e nelle maniere più disparate, ma che comunque ha un solo filo comune denominatore: quello di chiedere al Padre un aiuto.

Alcune espressioni nell'intercalare comune, le preghiere quotidiane, la frequentazione dei luoghi di culto, le immaginette sacre che arredano le celle sono i segni concreto della dimensione spirituale in questa esperienza così dura. Le carceri negli ultimi anni sono il riflesso amplificato delle dinamiche che attraversano la società: di conseguenza anche qui, come all'esterno, il problema dell'incontro-scontro delle differenti etnie e delle relative religioni è di grande attualità.

Le due religioni che più delle altre si confrontano sono quella cattolica e quella islamica, essendo le più praticate (oltre il 95%), in considerazione della provenienza dei detenuti.

Obiettivo perseguito con tenacia e costanza dal cardinale Zuppi è stato sempre quello di un dialogo interreligioso serrato e un'integrazione completa che, seppur lontana dal realizzarsi completamente, resta per noi cattolici prioritaria. Certamente anche nelle manifestazioni esteriori le due differenti religioni presentano tratti per molti versi differenti e che non possiamo non evidenziare.

La comunità islamica ha dei momenti di preghiera durante la giornata che sono anticipati dal richiamo cantato da un detenuto e ciò certamente non passa inosservato. Altro rito che colpisce è la fila che si crea per il lavaggio che precede la preghiera. L'esteriorità della religiosità ha anche un effetto domino non secondario su tutti i "paesani" che non possono rimanere indifferenti e che quindi vengono necessariamente coinvolti. La stessa cosa avviene durante il periodo di Ramadan, a cui tutti i detenuti musulmani indistintamente partecipano. In un contesto che spersonalizza, il valore identitario della religione, a prescindere dalla fede, è un collante potente.

Differente è l'approccio alla religione di noi cattolici, molto più laico e in taluni casi apparentemente disinteressato. Credo che molti in un modo o nell'altro preghino e si rivolgano al Signore, ma lo fanno talvolta nel silenzio delle proprie celle e senza voler apparire a tutti i costi. L'atteggiamento distaccato porta in Chiesa un numero esiguo di detenuti di fede cattolica e ancor meno nei gruppi di approfondimento del Vangelo. Non per mancanza di fede, ma perché il nostro Dio misericordioso è sempre pronto a perdonare e offre sempre nuove opportunità.

Comunque al momento alla Dozza la convivenza le differenti fedi religiose è improntato al massimo rispetto personale e alla pacifica discussione, come opportunità di crescita reciproca. Le discussioni sono anche animate, ma sono per lo più costruttive e rispettose delle differenti culture ed esperienze.

Il confronto fra religioni è stimolante e dovrebbe a mio parere essere approfondito, perché la comune ricerca di Dio, sia che si parli di Maometto o di Gesù, ci può aiutare a camminare insieme, a migliorare come persone e a sentirci fratelli.