di Nicola Maria Servillo
bolognatoday.it, 20 novembre 2024
Il racconto dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Franco Corleone, che dopo la visita alla casa circondariale bolognese lancia l’allarme: “Sta diventando una discarica sociale”. Ha visitato il carcere della Dozza in questi giorni il politico e attivista Franco Corleone. Fondatore e presidente della Società della ragione onlus, ex sottosegretario alla Giustizia nei governi Prodi I, D’Alema I e II e Amato II, ha dedicato gran parte della sua carriera alla difesa dei diritti umani e alla promozione di politiche alternative alla detenzione. Dopo la visita alla casa circondariale bolognese, avvenuta lo scorso mercoledì, lo storico esponente radicale ha fatto il punto sulla crisi della struttura e formulato una serie di proposte per assecondare i bisogni dei detenuti e del personale carcerario.
Qual è la situazione attuale delle carceri in Emilia Romagna e a Bologna?
Il quadro in Emilia-Romagna e a Bologna conferma che il carcere in Italia è ridotto a una discarica sociale, un luogo dove prevalgono povertà e sovraffollamento. Quest’ultimo è causato da molteplici ragioni, ma la principale è la legislazione proibizionista sulle droghe. Prendiamo, per esempio, il carcere della Dozza: ha una capienza di 500 posti, ma ospita 842 detenuti. Questo rende il carcere l’unico luogo pubblico in cui non viene rispettata la capienza regolamentare. In ogni altro spazio pubblico, come teatri o cinema, il numero di posti è fisso e in caso di sovrannumero intervengono i vigili del fuoco. In carcere, invece, la situazione è fuori controllo, e questo si traduce in condizioni di vita incivili.
Esistono delle differenze nelle condizioni tra la sezione maschile e quella femminile?
Sì, nell’ala femminile non si riscontra sovraffollamento. Ci sono 76 donne in celle da due, dotate di doccia e acqua calda, un requisito essenziale. Tuttavia, la cucina nella sezione femminile è rotta da mesi e il cibo arriva freddo dalla cucina maschile, il che è intollerabile. Questi problemi si sommano alla situazione maschile, dove le condizioni sono peggiori.
Quali crede siano le cause principali del sovraffollamento?
Il sovraffollamento è in gran parte dovuto a cause legate alla normativa sulle droghe. Ben 230 detenuti su 842 alla Dozza sono incarcerati per violazioni dell’articolo 73 del Dpr 390, che riguarda il possesso e il piccolo spaccio di sostanze stupefacenti. Un altro 25-30% dei detenuti è composto da cosiddetti tossicodipendenti, che commettono reati predatori come furti e scippi. Sommando queste due categorie, metà della popolazione carceraria è in carcere per questioni legate alla tossicodipendenza e alla legislazione proibizionista. La prigione diventa così la soluzione proposta per affrontare problemi sociali che potrebbero essere risolti diversamente.
Quali sono gli altri problemi che affliggono il sistema carcerario?
Sul fronte lavoro c’è una grave carenza di opportunità e posti per i detenuti, così come la carenza di attività trattamentali. Ad esempio, nell’industria meccanica interna sono impiegati solo 12 detenuti, mentre il caseificio è ancora chiuso. Per quanto riguarda le condizioni di vita, nella sezione maschile le docce non sono nelle celle e il cibo è di scarsa qualità. Chi ha disponibilità economica si compra alimenti migliori, creando disparità tra detenuti poveri e meno poveri. Inoltre, la metà dei detenuti è straniera.
Ci sono nuove emergenze nelle carceri?
Sì, c’è una nuova emergenza legata all’aumento dell’incarcerazione di giovani, dovuta al recente decreto Caivano del governo. Le carceri minorili, per la prima volta, scoppiano e i giovani adulti, che prima venivano detenuti nei minorili, ora sono trasferiti nelle carceri ordinarie. Alla Dozza ci sono 50 giovani adulti con problematiche molto complesse, che richiederebbero un supporto psicologico specifico da parte del sistema sanitario pubblico. Ma c’è anche un problema di prevenzione, legato alle condizioni strutturali e igieniche che influenzano la salute.
Vite sospese e famiglie spesso assenti. La vita dei minorenni in carcere
Esistono soluzioni per migliorare la situazione dei detenuti che potrebbero accedere a misure alternative?
Sì, un dato importante riguarda i 242 detenuti che dovrebbero uscire entro il 2026-2027, ma che restano in carcere perché non hanno accesso a misure alternative come l’affidamento. Questo accade poiché mancano risorse come il lavoro e un alloggio. La Regione dovrebbe elaborare un piano di housing sociale per facilitare l’integrazione e l’affidamento esterno.
Il tasso di suicidi e autolesionismo nelle carceri italiane è elevato. Quali misure si potrebbero adottare?
La situazione è allarmante. Quest’anno si sono registrati 80 suicidi e numerosi tentativi, oltre a casi di autolesionismo, un fenomeno che porta sangue nelle celle. Questa è una situazione di tortura vera e propria. Papa Francesco ha recentemente richiesto un provvedimento straordinario di amnistia e indulto per ridurre la popolazione carceraria. Un indulto di due anni libererebbe circa 16.000 persone, riportando la capienza nei limiti regolamentari. Tuttavia, è necessario accompagnare l’indulto con proposte di legge come il numero chiuso e case di reinserimento per le pene sotto i 12 mesi. Solo così potremmo realizzare il dettato costituzionale dell’articolo 27 ed evitare sanzioni dalla Corte Europea dei Diritti Umani.









