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di Claudia Osmetti


Libero, 11 agosto 2020

 

Le norme prevedono che, oltre i tre anni, i piccoli e le loro madri vengano messi in strutture a custodia attenuata. Quattro giorni in isolamento in un carcere bolognese, assieme alla mamma detenuta, e solo perché il sistema giustizia, checché ne dicano lor signori dalle manette facili, è un colabrodo. Spiegateglielo a questa bambina di quattro anni che di colpe non ne ha e figuriamoci di segnalazioni sulla fedina penale, spiegateglielo che dietro le sbarre, lei, non ci doveva proprio essere. Che è andata così e basta, che la causa di tutto è il coronavirus, che la rete che doveva proteggerla non c'era. Casa circondariale La Dozza, periferia nord-est della rossa Bologna.

Lunedì scorso arriva una donna straniera. Cos'abbia commesso per finire al fresco non si sa, non importa nemmeno: non cambia di una virgola quanto successo. Al suo fianco c'è una bimba, ha solo quattro anni. Forse la tiene per mano, forse ce l'ha in braccio. Varcano assieme i cancelli e già c'è da rabbrividire. Però questo è un periodo particolare un po' per tutti. L'emergenza sanitaria, la pandemia mondiale, il Covid-19: anche nei penitenziari (giustamente) si sono alzate le norme di prevenzione al contagio.

Per la donna e la sua bambina significa che non possono dormire in una cella comune. Assegnazione letti in camerata, nisba. Non possono avere contatti con le altre ospiti della struttura. Sono in isolamento totale. In quarantena preventiva. Al massimo hanno a disposizione un'ora d'aria al giorno, da sole, lontano da tutti. Fa pure caldo, è quasi Ferragosto, c'è un'afa che strozza. Loro passano quattro lunghi giorni in queste condizioni e, signori, non è facile per nessuno. Ma per una bambina che dovrebbe saltare e giocare e ridere con i suoi amichetti è anche peggio. Che vita è? Che responsabilità ha?

Viene "liberata" giovedì, dopo che si celebra l'udienza di convalida per il processo della madre. Ma nel frattempo la frittata. Un frugoletto da asilo per l'infanzia messo in isolamento come un pericoloso criminale.

Chi glieli restituisce, adesso, quei quattro giorni? Le norme penitenziarie parlano chiare: i bimbi possono stare in carcere al seguito delle loro madri solo fino al compimento del terzo anni di età, dopodiché sono previsti gli Istituti a custodia attenuata per le mamme detenute (al secolo gli Icam) o le case famiglia. In sostanza, nell'isolamento della piccola, non c'è niente che quadra. Primo, lei in carcere non ci doveva manco mettere piede. Secondo, gli Icam che avrebbero risolto la sua situazione sono le mosche bianche del sistema carcerario: a trovarne uno. "In Emilia Romagna non è presente alcuna delle strutture individuate dalla legge", spiega al quotidiano Il Dubbio il garante regionale Marcello Marighelli. La disposizione c'è, insomma, per salvarsi la faccia (e magari pure la coscienza), ma la sua attuazione pratica è alquanto labile. In compenso le madri detenute non sono così rare: su un totale di 2.248 donne imprigionate al 31 luglio passato (dati AgenPress) quelle con la prole al seguito sono 31, 15 straniere e 16 italiane. I bimbi senza libertà (è brutto ma è così) sono 33.

Trentatré ragazzini che stanno "pagando" gli sbagli dei loro genitori. Se è giustizia questa. Otto sono a Torino, sei a Rebibbia, sette a Lauro. "I numeri sono altalenanti, purtroppo una mappatura è molto difficile perché spesso queste donne restano negli istituti penitenziari per poco tempo", racconta Alessio Scandurra, coordinatore dell'osservatorio Antigone, l'associazione che monitora il mondo carcerario. "La legge che consente a madre e bambino di stare assieme è stata pensata per non spezzare questo legame affettivo, ed è una buona legge perché pensa a delle soluzioni alternative rispetto alla detenzione. Purtroppo, però, finisce col portare alcuni bambini in carcere". Secondo Scandurra gli inghippi sono due: da una parte mancano le strutture accreditate (di case famiglia ce ne sono solo due in tutto il Paese, di Icam cinque), dall'altro "alcune realtà deficitano del network di assistenza, che è quella rete che si attiva quando un bambino ha bisogno per trovare una sistemazione fuori dalle celle".