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di Andreina Baccaro

Corriere di Bologna, 22 marzo 2023

Una detenuta 55enne di origini slovacche, Alica Siposova, è morta ieri pomeriggio nel carcere della Dozza, mentre era in corso una visita del cardinale Matteo Zuppi. Ha lasciato un biglietto. La donna “è morta dopo aver inalato il gas della bomboletta che i detenuti utilizzano normalmente per cucinare e riscaldare cibi e bevande” scrivono il segretario generale aggiunto del Sappe Giovanni Battista Durante e il segretario nazionale del sindacato Francesco Campobasso.

Come da prassi, la Procura ha avviato accertamenti, inizialmente c’era il dubbio che la donna avesse solo intenzione di sniffare il gas per procurarsi effetti allucinogeni, abitudine purtroppo diffusa in carcere. Ieri pomeriggio però gli agenti che hanno rinvenuto la salma hanno anche trovato un messaggio di addio che è stato acquisito agli atti. Nessun dubbio dunque sul fatto che si tratti di un suicidio.

Il garante comunale dei detenuti Antonio Ianniello osserva: “Lascia sconcertati e senza fiato tanto più che si tratta del secondo decesso di una detenuta tra le mura del carcere nel giro di pochi giorni”. Un’altra donna, infatti, era morta per malattia a causa di un quadro clinico complesso. “C’è un problema di malessere diffuso - commenta Nicola D’Amore, agente penitenziario coordinatore provinciale della Cisl - il problema è nazionale e politico. Non ci sono posti, il carcere scoppia, non si riesce a fare fronte ai nuovi ingressi che sono continui. A Bologna non si riesce a scendere sotto gli 850 detenuti, non abbiamo nemmeno i cuscini per farli dormire, solo per fare un esempio”.

Di certo, commenta con amarezza Gennarino De Fazio, UilPa penitenziaria: “C’è un’altra vita spezzata che si unisce ai 28 suicidi, 25 fra i detenuti e tre fra gli agenti, che hanno investito le carceri dall’inizio dell’anno”. Da qui la richiesta al ministro della Giustizia Carlo Nordio e alla premier Giorgia Meloni di “fermare la strage in atto varando subito un decreto carceri, quantomeno per affrontare le urgenze rappresentate dalle 18.000 unità mancanti alla Polizia penitenziaria, dai 14.000 reclusi oltre la capienza regolamentare” e dal fatto che “gli ammalati, anche con patologie psichiatriche, spesso sono abbandonati a se stessi”.