Ansa, 3 aprile 2015
Cinque detenuti del carcere di Bologna faranno lavori socialmente utili nei servizi della Cultura del Comune grazie ad un accordo che dà corpo alla legge 94 del 2013 e ad un'intesa del 2012 tra Anci e Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Ma non si tratterà - come accade di solito in accordi di questo genere - di lavori di pulizia o manutenzione del verde: il primo dei cinque detenuti previsti dal protocollo lavorerà al riordino dell'archivio storico dell'assessorato. La casa circondariale di Bologna è da sempre all'avanguardia in attività per i detenuti.
Sui 720-730 presenti ad oggi, 250 fanno attività scolastica (21 universitaria), ben 130 lavorano: 110 nei lavori domestici (come pulizia e cucina dentro il carcere), 12 nella azienda fondata nel carcere dai colossi del packaging Gd, Ima e Marchesini Group per produrre pezzi destinati alle tre aziende, 4 nel laboratorio per il riciclaggio degli elettrodomestici, altri 4 nel laboratorio "Gomito a gomito" che produce abiti e borse.
Il detenuto scelto dal protocollo per i lavori socialmente utili uscirà in regime di lavoro esterno. L'intesa, per due anni ma rinnovabile, e l'impiego dovrebbe partire ad aprile, anche se la data esatta non è ancora stabilità poiché il provvedimento deve passare al vaglio del magistrato di sorveglianza. Il detenuto lavorerà due giorni a settimana, affiancato da una archivista che gli spiegherà le tecniche di catalogazione.
Acquisirà così una competenza che potrà reimpiegare dopo nel riordino dell'archivio del carcere, ha spiegato la direttrice Claudia Clementi. I colleghi che lo seguiranno potranno essere invece impiegati in altri settori dell'assessorato alla Cultura. "Le istituzioni hanno il dovere di impegnarsi per l'applicazione di accordi che permettono al nostro paese di avanzare in una direzione che ci chiede l'Europa", ha detto l'assessore alla Cultura Alberto Ronchi, che si augura che altri dipartimenti del Comune partecipino al protocollo.
Il riferimento è ovviamente al miglioramento delle condizioni detentive chiesto all'Italia, soprattutto dopo Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo dell'8 gennaio 2013. Grazie proprio alle misure deflattive della popolazione carceraria fatte dalla legislatore dopo la sentenza, a Bologna i detenuti sono scesi dal picco del 2013 di 1.200 detenuti ai 720-730 attuali, ma soprattutto si è invertita la proporzione tra persone in attesa di giudizio e definitivi, che ora solo circa il 60%.










