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polpenuil.it, 2 aprile 2020


"Prima o poi doveva accadere, ed è purtroppo accaduto. È deceduto all'ospedale civile di Bologna il primo detenuto per coronavirus. Si tratta di un ristretto del circuito ad alta sicurezza, ricoverato qualche giorno fa in stato di detenzione e poi ammesso agli arresti domiciliari a seguito del trasferimento in terapia intensiva. Era italiano, aveva 76 anni e pare fosse affetto da altre patologie".

A riferirlo è Gennarino De Fazio, per la Uil-Pa Polizia Penitenziaria nazionale, che dichiara: "si è naturalmente costernati per la perdita di un'altra vita umana, ma non vogliamo e non potremmo strumentalizzare l'accaduto. Il Ministro Bonafede e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria hanno tante colpe e responsabilità nell'assolutamente inadeguata gestione delle carceri, prima e durante l'emergenza sanitaria, che sarebbe inutile, inelegante e finirebbe col depotenziare le nostre continue denunce tentare di attribuirne loro delle ulteriori. Purtroppo, questo nemico invisibile sta facendo stragi ovunque e il carcere altro non è che una parte della società".

"Certo - prosegue il leader della Uil-Pa Polizia Penitenziaria - continuiamo a pensare che la gestione dell'emergenza sanitaria per Covid-19, la quale si unisce alle precedenti che attanagliano da molto tempo il sistema carcerario, dovrebbe essere affrontata in maniera molto più efficace e organica da molti punti di vista, sia per la parte che afferisce all'utenza detenuta, sia sotto il profilo dell'organizzazione del lavoro e delle misure a protezione degli operatori e, di rimando, per gli stessi reclusi".

"Abbiamo peraltro già detto e scritto - afferma ancora De Fazio - della netta sensazione che il coronavirus nel "territorio straniero" delimitato dalle cinte murarie e chiamato carcere sia arrivato in differita e che pertanto, mentre nel Paese pare si stia registrando il picco, nei penitenziari potrebbe essere in piena fase di sviluppo e ascesa. Motivo, questo, che dovrebbe indurre ad adottare più efficaci e stringenti precauzioni e misure di prevenzione anche onde evitare che dal carcere possano svilupparsi i cc.dd. contagi di ritorno, che potrebbero far riprecipitare la situazione in tutto il Paese, quello che viene comunemente detto libero".

"Ormai per noi è diventato quasi un mantra, e ce ne scusiamo, ma in coscienza, per senso di responsabilità verso il nostro Paese, prima ancora che verso gli operatori che rappresentiamo, siamo costretti a ripetere l'appello - conclude il sindacalista - la Presidenza del Consiglio dei Ministri assuma pro-tempore, almeno sino al perdurare dell'emergenza sanitaria, la gestione diretta delle carceri. Indugiare ancora potrebbe determinare l'irreparabile!".