di Chiara Marchetti
Corriere di Bologna, 26 febbraio 2025
Il loro ingresso nel carcere della Dozza doveva essere il primo aprile, ma è stato anticipato al 15 marzo. Mancano poche settimane all’arrivo dei circa 50 giovani detenuti, provenienti da diverse carceri minorili d’Italia, che saranno trasferiti temporaneamente nella Casa circondariale bolognese per decisione del governo. La nuova data è stata annunciata ieri pomeriggio dall’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti, nel corso di un sit-in di protesta contro il “trasloco forzato” dei 50 neomaggiorenni. “Daremo battaglia fino alla fine - le parole di Conti - perché una decisione del genere non è degna di un Paese civile. Stiamo parlando di ragazzi che avevano cominciato progetti di reinserimento altrove e che ora si ritrovano in un contesto completamente diverso. Loro possono pensare di essere trattati come numeri o pacchi dallo Stato e più le istituzioni disumanizzano le persone, più si perdono le chance di poterle reinserire”. E aggiunge: “I detenuti sono privati della libertà, non possiamo privarli anche della dignità”.
La decisione del governo ha preso alla sprovvista un po’ tutti, compresi i sindacati che hanno appreso la notizia “quasi per caso”. Erano circa un centinaio le persone presenti al presidio promosso da Volt e a cui hanno preso parte alcuni consiglieri comunali di maggioranza, i sindacati e diverse associazioni della società civile. “Abbiamo voluto promuovere il presidio - spiega la portavoce di Volt, Silvia Panini - perché pensiamo che questo trasferimento temporaneo sia stato mascherato come una misura amministrativa, ma in realtà è una chiara direzione politica del governo”. Sullo striscione tenuto in mano da consiglieri comunali e attivisti si legge la scritta: “No trasferimenti di giovani detenuti”; alcuni manifestanti mostrano cartelli con frasi di De André e Beccaria, altri contro il decreto Caivano, responsabile secondo i presenti del sovraffollamento carcerario. “Quello che sta facendo il governo - attacca Federica Mazzoni, segretaria dem di Bologna - è indecente. Ci batteremo fino all’ultimo anche perché il carcere della Dozza è il settimo quartiere della città. Noi crediamo nella rieducazione della pena e mandare qui dei ragazzi a fare un master del crimine con gli adulti è inaccettabile”.
Parole forti anche da parte della vicesindaca Emily Clancy: “Spesso i giovani detenuti - dice - vengono da contesti di marginalità` e come società` non possiamo far sì che quella sia la loro condanna. Come comunità educante e come istituzioni abbiamo il dovere di dar loro una possibilità di riscatto”. Un concetto condiviso dal sindaco Matteo Lepore che, seppure non presente, ha espresso il suo sostegno al presidio: “Per lo Stato, spostare alla Dozza 50 giovani detenuti vuole dire abdicare a un dovere fondamentale che gli affida la Costituzione”. Nel corso del sit-in sono intervenuti anche i consiglieri comunali Mery De Martino del Pd e Giacomo Tarsitano della lista Lepore, oltre al consigliere di Coalizione civica Detjon Begaj. Presente anche il mondo della cultura con l’artista Alessandro Bergonzoni che non si è risparmiato una tagliente provocazione: “Porto gli abiti al contrario, li rivolto, mi rivolto contro le condizioni rivoltanti delle carceri. In quelle condizioni io mi rivolterei quotidianamente”. Poi la stoccata al governo: “È una decisione senza visione e senza cultura. Il progetto è molto evidente: punire”.











