di Antonio Ianniello*
Il Resto del Carlino, 11 marzo 2021
Si è trattato di un anno molto duro sotto il profilo delle condizioni detentive e anche delle condizioni di lavoro di tutte le professionalità dell'ambito penitenziario. Come noto, la Dozza, fra lunedì 9 marzo e martedì 10 marzo 2020, è stata teatro di violenti disordini nel reparto giudiziario che hanno comportato la devastazione di vari ambienti.
Pesante il bilancio: una persona detenuta morta per eventi legati ai disordini; ferimenti degli operatori; ingenti danni. Ma è doveroso rimarcare che la maggioranza delle persone detenute ha adottato comportamenti orientati al senso di responsabilità. Prevalente è stato anche il numero di coloro che, in quegli stessi spazi in cui si sono consumati i disordini, non vi ha preso parte, risultando tentativi di contrastare gli atti di devastazione.
Dopo c'è stato un drastico peggioramento delle condizioni detentive nel reparto giudiziario: le celle sono rimaste chiuse h24 per almeno un mese, mancando le condizioni strutturali di sicurezza. Permane il sovraffollamento, in crescita, che può aggravare il rischio sanitario, potendo la mancanza di distanziamento fisico fungere da acceleratore della diffusione del contagio. Al 29 febbraio 2020 erano presenti 891 persone per una capienza di 500. Al 30 giugno 2020 674.
Oggi circa 750. Le attività trattamentali hanno risentito dell'emergenza sanitaria - con interruzioni connesse all'andamento del contagio all'interno - ma bisogna riconoscere che il locale livello di gestione penitenziaria ha tentato sempre di preservarne lo svolgimento, pur dovendo essere sensibilmente ricalibrate. Sono stati riaperti i colloqui familiari, pur con limitazioni (fra cui l'impossibilità del contatto fisico) ed è stata data la possibilità di fare videochiamate in aggiunta alle telefonate ordinarie il cui numero è stato ampliato. Ora sono partite le vaccinazioni per gli operatori penitenziari e si spera che a breve possano estendersi alle persone detenute, così che la comunità penitenziaria possa essere messa in sicurezza sanitaria.
*Garante dei detenuti di Bologna











