sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

bolognatoday.it, 27 ottobre 2025

Si chiama Qubo7, ed è stato inaugurato in via Ferrarese, al quartiere Navile. In via Ferrarese è stato inaugurato Qubo7. Si tratta della nuova sede del Coordinamento carcere del Navile, che ha l’obiettivo di diventare la casa delle associazioni che lavorano nei penitenziari ma anche un laboratorio per le attività dei detenuti. Come spiega l’agenzia Dire, il nome è già un programma: il numero 7, infatti, è stato scelto per “rendere il carcere il settimo quartiere di Bologna”. Il taglio del nastro è avvenuto nel pomeriggio di sabato 25 ottobre e all’inaugurazione ha partecipato Federica Mazzoni, presidente del quartiere Navile.

“Finalmente il Coordinamento carcere del Navile, che a livello cittadino si propone di essere un punto di riferimento per il carcere tra il dentro e il fuori - dice Mazzoni -, ha una sede fisica. Abbiamo detto fin dall’inizio che per noi il carcere non è un luogo da tenere lontano, da non conoscere, ma da integrare quanto più possibile nella vita della città e quindi il settimo quartiere di Bologna per noi dev’essere la casa circondariale”.

C’è stata la necessità, spiega ancora Mazzoni, di dare “una casa fisica, una struttura di coordinamento a tutte le associazioni che con il volontariato si occupano di carcere, con i detenuti, per dare loro delle buone opportunità durante la pena ma anche per costruire la rete sociale utile per il loro reinserimento, perché l’articolo 27 della Costituzione per noi non è qualcosa di astratto”.

Su queste basi “vogliamo anche noi, dal Navile, cercare di fare il nostro pezzetto concreto per far sì che il reinserimento e la rieducazione delle persone che sbagliano, che ovviamente devono pagare secondo la legge che impone delle sanzioni e delle pene - prosegue la presidente - poi possano avere una seconda opportunità. Opportunità di tipo lavorativo per quando si esce, ma anche di volontariato per la cura del territorio”, come ad esempio “le pulizie in quartiere”.

Lo spazio potrà servire anche come casa dove i detenuti potranno incontrare i loro familiari, oppure un luogo dove i reclusi in licenza potranno passare del tempo. “Insomma, questo è un segnale politico che parte dal basso a cui teniamo molto - conclude Mazzoni -, perché le persone detenute devono avere una seconda opportunità e noi lavoriamo anche per questo reinserimento”.