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di Marco Caruso

Il Manifesto, 3 ottobre 2026

Fabio Anselmo, legale della famiglia di Abderrahim Fakir, ha dichiarato ieri che le cause della morte del 42enne sono da imputare alla posizione applicata dagli agenti di polizia durante le fasi concitate del fermo. “È una morte come quella di Riccardo Magherini: morte ipossica da posizione prona”: Fabio Anselmo, legale della famiglia di Abderrahim Fakir, ha dichiarato ieri che le cause della morte del 42enne (avvenuta il 19 luglio scorso in zona Pilastro a Bologna) sono da imputare alla posizione applicata dagli agenti di polizia durante le fasi concitate del fermo, sintetizzando l’incontro tra i consulenti delle parti. Fakir, in stato di agitazione, era stato immobilizzato a terra. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo iscrivendo i due poliziotti e quattro operatori del 118 nel registro degli indagati. La sequenza dei fatti venne ripresa in diretta da alcuni residenti. L’avvocato Anselmo ha citato per analogia un altro decesso provocato dall’intervento violento delle forze dell’ordine: quello di Riccardo Magherini, accaduto nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 a Firenze. Il legale della famiglia ha poi sottolineato: “La cocaina non è neanche una concausa.

Insieme all’agitazione ha aumentato il fabbisogno di ossigeno di cui è stato privato a causa del mantenimento della posizione prona da parte degli agenti”. Dai consulenti ci sarebbero poi rilievi ai sanitari anche per non aver chiamato il medico mentre Fakir era in stato di agitazione”. Opposta la tesi sostenuta dall’avvocato Gabriele Bordoni che assiste i due poliziotti: il soffocamento sarebbe stato provocato dalle condizioni dei polmoni di Fakir, compromessi da un uso eccessivo di cocaina.