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di Adriano Arati

Corriere di Bologna, 1 gennaio 2026

Si cercherà di trovare una sistemazione provvisoria. I detenuti verranno smistati tra gli altri reparti della Dozza; impossibile pensare a trasferimenti, al momento non ci sono posti liberi in altri istituti penitenziari. Oltre una quarantina di detenuti del carcere di Bologna ha dormito nei corridoi del reparto dove poche ora prima si era accesa una rivolta. Nel pomeriggio di martedì 30 dicembre nel reparto 2B del penitenziario della Dozza è partita una violenta protesta da parte di decine di detenuti, quasi tutti di origine straniera, generata dal rifiuto del medico di turno di ricoverare in ospedale un prigioniero che aveva ingoiato uno stuzzicadenti.

La rivolta e l’incendio - I carcerati coinvolti hanno dato fuoco a materassi e coperte, riempiendo l’area di fumo e delle prime fiamme, e hanno sfondato il cancello di sbarramento della sezione, per poi scontrarsi con le guardie di sicurezza. La direzione ha richiamato in servizio addetti non in servizio e alla Dozza sono arrivati operatori del carcere di Modena oltre a agenti alla Polizia, ai vigili del fuoco e alle ambulanze del 118.

Dieci agenti feriti e 6 intossicati - Secondo il vicesegretario regionale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) Francesco Borrelli, una decina di agenti è stata ferita e portata nei vari ospedali cittadini per le cure. E aggiunge Domenico Maldarizzi, segretario nazionale della Uil Pa Polizia Penitenziaria: “Sei agenti sono stati accompagnati all’ospedale per accertamenti, dopo avere inalato

il fumo” sprigionato dagli incendi appiccati da alcuni detenuti. Per loro la prognosi è di tre giorni. È stato “grazie all’impegno degli operatori, a loro rischio e pericolo - prosegue Maldarizzi - che è stata gestita la situazione, ma senza interventi risolutivi non andrà sempre così”. Il sindacato informa anche che, in tarda notte, lo stesso detenuto che aveva asserito di stare male, dando origine a quanto è accaduto, “è stato inviato in pronto soccorso, dove è stato accertato che nessun corpo estraneo era stato ingerito. Al termine della visita, è stato trasferito in un altro istituto”.

La notte nei corridoi - Nella tarda serata, dopo ore di colluttazioni e poi di trattative, è tornato un minimo di calma, la situazione è ancora lontana dalla normalità e almeno una quarantina di prigionieri in precedenza protagonisti della sommossa ha passato la notte tre il 30 e il 31 dicembre nei corridoi del reparto 2B. Le loro celle, come gran parte del resto degli spazi della sezione del carcere, non erano ancora agibili a causa degli incendi appiccati nel pomeriggio precedente. Ora si cercherà di trovare una sistemazione provvisoria. I detenuti verranno smistati tra gli altri reparti della Dozza; impossibile pensare a trasferimenti, visto che al momento non vi sono posti liberi in altri istituti penitenziari.

Il garante dei detenuti: “Serve l’indulto” - La rivolta di Bologna è la seconda di questo fine 2025, ricorda il garante regionale per i detenuti Roberto Cavalieri, che chiede interventi su ampia scala per ridurre il numero dei detenuti, a partire dall’indulto. “Nelle scorse ore c’era stata una rivolta a Siracusa, questo è un altro evento preoccupante che conferma i nostri allarmi per la situazione dei detenuti. È preoccupante la frequenza di questi eventi critici nelle carceri, eventi che si caratterizzano per la perdita del controllo degli spazi detentivi da parte della sicurezza”, fa notare Cavalieri. E conclude: “Difficile trovare un rimedio nella sola applicazione di sanzioni disciplinari, anche con provvedimenti penali. Ormai è sempre più necessaria l’adozione di strumenti più incisivi come l’indulto, per alleggerire la pressione interna nelle carceri”.

L’accusa del Sappe - Toni per diversi per il Sappe regionale e nazionale: “Il carcere di Bologna sta diventando ingestibile per l’arroganza e la violenza di detenuti che non hanno più alcun rispetto delle regole, dello Stato e di chi lo rappresenta. Sarebbe opportuno che i detenuti stranieri andassero a scontare la pena nei loro paesi d’origine, almeno coloro la cui nazionalità lo consente”.