di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 2 agosto 2023
Bolognesi attacca il ministro della Giustizia che replica: “La ricerca della verità piena è un dovere inderogabile”. E nel giorno della commemorazione, domani, in Parlamento si discute la mozione De Maria: “Il governo impedisca ingerenze nei processi”.
“Nordio tutela i terroristi”, ma più in generale, “questi vogliono riscrivere la storia rimettendo in discussione i processi sulla strage. E’ l’ennesimo tentativo di sporcare la verità acquisita sulle responsabilità della destra, della massoneria e di parte dei servizi. Ed è inaccettabile”. Paolo Bolognesi lo dice apertamente. Da presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, ha sempre denunciato “il rischio di depistaggi” che negli anni è affiorato. Ora però c’è qualcosa di più.
Ci sono un governo e un parlamento “particolarmente sensibili” alle tesi di alcuni esponenti di centrodestra, secondo cui a mettere la bomba che uccise 85 persone (oltre 200 furono i feriti) non furono formazioni di destra con la copertura di apparati deviati dello Stato, ma terroristi palestinesi. Così mentre a Bologna si ricorda il 43esimo anniversario dell’attentato alla stazione, a Roma si combatte una battaglia politica particolarmente aspra che coinvolge, secondo Bolognesi, “anche” il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “Anche”, ma non solo. Perché in ballo c’è una commissione parlamentare d’inchiesta sugli anni di piombo interpretata dal centrosinistra come la longa manus dei revisionisti più accesi.
Lo scontro sulla commissione strage - Partiamo dalla commissione. Dopo le sentenze di primo grado che hanno condannato all’ergastolo Cavallini e Bellini e ricostruito il contesto dei mandanti della strage (Licio Gelli in primis), Fabio Rampelli, vice presidente della Camera e colonnello di Fratelli d’Italia, ha depositato la proposta per una commissione d’inchiesta bicamerale sugli anni di piombo e i collegamenti esteri del terrorismo. Un’operazione bollata dal Pd (e non soltanto) come “volta a riscrivere la storia”.
Contro la commissione Rampelli, a febbraio è stata indetta una conferenza stampa a cui hanno partecipato il Presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, il parlamentare del Pd Andrea De Maria, Paolo Bolognesi, Manlio Milani (presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di piazza della Loggia), e Federico Sinicato (presidente dell’associazione familiari delle vittime di piazza Fontana). Un fuoco di fila, per chiedere il ritiro della proposta a cui Rampelli ha detto no.
La mozione del Pd - Mentre nelle retrovie della politica si discute della commissione sugli anni di Piombo, la partita proseguirà domani, 2 agosto, giorno del 43° anniversario della bomba alla stazione di Bologna, con un appuntamento alla Camera che si annuncia infuocato. Una “battaglia”, appunto, a cui parteciperà Andrea De Maria che per la prima volta dopo 38 anni di presenza costante, rinuncerà a essere a Bologna alla commemorazione per essere invece a Roma a difendere una mozione del Pd proprio sulla strage.
Spiega, infatti, che “si tratta di sottolineare il valore delle motivazioni della sentenza del processo di primo grado cosiddetto ai mandanti. Una sentenza che spiega con grande nettezza il ruolo della loggia massonica P2 e di settori deviati dei servizi segreti, nell’organizzazione e nel finanziamento della strage, i cui autori materiali sono stati terroristi neofascisti, e di azioni di depistaggio, precedenti e successive alla strage”. E aggiunge “nella mozione chiediamo al Governo, fermo restando il diritto sancito dalla Costituzione alla presunzione di innocenza nei confronti delle singole persone coinvolte fino ad eventuale condanna definitiva, di adottare tutte le iniziative volte a garantire, per quanto di competenza, lo svolgimento sereno e senza interferenze nei processi, ancora non conclusi, riguardanti la stagione stragista che ha insanguinato l’Italia e ha visto collaborare insieme neofascisti, logge massoniche segrete ed agenti infedeli degli apparati di sicurezza”. Come dire: Giù le mani dalle sentenze.
Clima avvelenato - Ad avvelenare il clima c’è anche la partita Nordio. Bolognesi, afferma che il ministro “ha fornito un assist ai terroristi, che li tutela, dando così una sponda a chi perora la fantomatica pista Palestinese”. La premessa parte dal processo contro Gilberto Cavallini, condannato in primo grado all’ergastolo per la strage (per l’attentato sono già stati condannati in via definitiva Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, e il primo grado Paolo Bellini).
A conclusione del processo Cavallini, “gli avvocati del terrorista neofascista - spiega Bolognesi - hanno chiesto l’annullamento della condanna di primo grado sostenendo che quattro giudici popolari avevano superato il limite dei 65 anni, previsto dalla legge. Noi abbiamo ribattuto che la legge prevede il limite di età al momento della nomina, non alla fine del processo”. E Nordio che fa? “Rispondendo a un question time in Parlamento, ha detto che esiste una sentenza delle sezioni unite della Cassazione favorevole alla tesi Cavallini, e questo è falso. Ma nessuno ha protestato. Nemmeno quando la Cassazione ha confermato la nostra tesi”. Bolognesi lo vede come un tassello, non per arrivare alla verità, ma per continuare a negarla, anche alla vigilia del massacro che ha segnato Bologna e l’intero Paese.
La replica di Nordio - Nel pomeriggio Nordio ha buttato acqua sul fuoco con una nota nella quale si legge: “In sede giudiziaria, è stata accertata la matrice neofascista della strage e ulteriori passi sono stati compiuti per ottemperare - come ebbe a ricordare il capo dello Stato - alla inderogabile ricerca di quella verità completa che la Repubblica riconosce come proprio dovere”. E ancora “È stato chiarito che il requisito dei 65 anni, come età massima dei giudici popolari delle Corti d’Assise, deve sussistere soltanto al momento della nomina. Le preoccupazioni di Bologna devono essere fugate in via definitiva. E un ulteriore contributo per una diffusa conoscenza di quella stagione di odio e trame occulte potrà arrivare anche dalla digitalizzazione degli atti processuali di interesse storico, al centro di uno specifico tavolo al Ministero a cui ho voluto dare nuovo impulso. Tra i progetti in corso, uno riguarda i processi ai Nuclei armati rivoluzionari, sostenuto anche dall’Associazione tra i familiari delle vittime del 2 agosto. La strage alla stazione di Bologna è una ferita aperta per tutto il Paese e solo una verità senza zone d’ombra può portare ad un’autentica giustizia”.









