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di Massimo Selleri

Il Resto del Carlino, 30 aprile 2023

L’associazione cristiana dei lavoratori è stata tra le prime in Italia ad aver dato vita a questo tipo di iniziativa. Stanziati circa 20mila euro. Il cardinale Zuppi: “Occupazione, numeri troppo bassi: bisogna fare di più”.

Una stanza adibita a ufficio, quattro computer connessi a una rete aziendale e la pazienza di ascoltare. Da martedì, il call center dell’Acli di Bologna avrà una piccola filiale all’interno del carcere della Dozza. Superate tutte le difficoltà tecnologiche, la realtà cristiana che si occupa dei lavoratori ha assunto 4 detenuti con un contratto stagionale visto che in questo periodo sono più di 700 le telefonate quotidiane che arrivano al suo centralino per prenotare un appuntamento con il Centro di assistenza fiscale bolognese, ma anche di Reggio Emilia, Ferrara e Mantova. Dopo i primi 6 mesi di prova l’obiettivo delle Acli è quello di assumere a tempo indeterminato i lavoratori rendendo stabile il nuovo ufficio all’interno del penitenziario. “È un’iniziativa molto importante - spiega il cardinale Zuppi in visita alla Dozza - perché riconsegna al carcere la sua funzione rieducativa, inoltre il lavoro è lavoro vero se restituisce dignità alla persona. Meno del 5% di chi vive in questo istituto ha un’occupazione ed è davvero un numero troppo basso. Bisogna fare di più”.

I detenuti sono stati selezionati dalla direzione del penitenziario e stanno tutti scontando pene lunghe. L’obiettivo del progetto non è solo stabilizzare i primi quattro dipendenti, ma allargare questo numero. “Abbiamo detto sì - spiega la direttrice, Rosa Alba Casella - proprio perché ci è stato promesso che saremmo passati rapidamente da 4 a 8 dipendenti . Ci sono tutte le garanzie che i lavoratori svolgano in modo corretto il loro compito, ricevendo la telefonata, fissando la data dell’appuntamento per il servizio richiesto e illustrando la documentazione da presentare”. Per le Acli si tratta di una sfida importante, dovendo far coincidere i diritti e i doveri dei lavoratori con i regolamenti del penitenziario.

L’investimento per la tecnologia è di circa 20mila euro, e i dipendenti avranno colloqui regolari con il proprio responsabile e seguiranno i momenti di formazione come tutti gli altri operatori dell’associazione. “Per un ente come il nostro - spiega la presidente delle Acli di Bologna, Chiara Pazzaglia - la persona non si identifica mai con il reato che ha commesso. Se si considera che normalmente in carcere viene proposta un’attività manifatturiera, siamo tra i primi in Italia ad aver dato vita a questo tipo di iniziativa”. Quella lavorativa non sarà l’unica esperienza con cui le Acli animeranno la vita dei detenuti. Attraverso la loro unione sportiva presto partirà anche la pratica del gioco del calcio con il Csi.