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di Caterina Giusberti


La Repubblica, 2 aprile 2020

 

"Sui contagi impariamo i numeri dalla stampa, non c'è stata alcuna conferma ufficiale". Il virus è arrivato alla Dozza, ma nemmeno il garante dei detenuti di Bologna Antonio Ianniello sa in quale misura.

Il carcere, ha spiegato ieri in commissione, oggi ospita "820 detenuti in una struttura prevista per 500": almeno due persone in celle di dieci metri quadri, "in assenza strutturale di distanziamento sociale". Impossibile frenare un focolaio.

 

Ianniello, qual è la situazione?

"Nella sezione dove si è scatenata la rivolta, quella giudiziaria, gli spazi comuni sono devastati, in due piani non c'è linea telefonica, quindi possibilità di parlare coi familiari. Circa 500 detenuti sono reclusi in un regime di estrema chiusura, dal 10 di marzo non accedono neanche all'ora d'aria. La situazione è pesante anche per le guardie, gli ambienti di lavoro sono ridotti ai minimi termini".

 

Ci sono stati alcuni trasferimenti?

"A ridosso dei disordini sono stati trasferiti i detenuti più coinvolti, ma parliamo di 70/80 persone".

 

Quand'è l'ultima volta che ha visitato il carcere?

"Ho chiesto di accedere durante le rivolte, ma mi hanno detto che non c'erano le condizioni".

 

Possibile che in una situazione così tesa non vengano forniti dati ufficiali sui contagi?

"Si parla di un numero sensibile di casi tra gli operatori sanitari, di alcuni casi fra la polizia Penitenziaria e, verosimilmente, di un detenuto. Ma diciamo che sarebbe auspicabile una comunicazione ufficiale, trasparente: un'informazione corretta è già una prima forma di

prevenzione".

 

I tamponi sono stati fatti a tutti i detenuti?

"Sicuramente a quelli che vengono trasferiti".

 

Le tende di pre-triage come vengono usate?

"L'Ausl il 24 marzo mi ha scritto che stanno organizzando un presidio sanitario di fronte al carcere e si sta approntando un pre-triage per quelli che entrano nella struttura. Poi non ho più saputo niente".

 

Mascherine?

"Ne sono arrivate, ma sicuramente gli operatori sanitari dovevano averle prima".

 

Nel decreto Cura Italia si parla di detenzione domiciliare. Quanti ne potrebbero beneficiare?

"Da una prima verifica ci sarebbero 142 persone con pene sotto i 18 mesi e 45 con pene entro i 6 mesi che potrebbero usufruirne, ma è un dato lordo, perché il decreto prevede una serie di esclusioni. Il tema assolutamente urgente però è che quella misura è condizionata alla disponibilità di un domicilio, e molti non ce l'hanno: per questo stiamo cominciando a interloquire col volontariato locale, per verificare altre situazioni di accoglienza. Solo l'alleggerimento dei numeri potrà consentire adeguate misure di contenimento del virus. È vero che sono state predisposte 14 camere di isolamento, ma con due persone per cella, non si può pensare di attuare un protocollo sanitario efficace".