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di Piero Di Domenico

Corriere di Bologna, 31 maggio 2025

Formato da detenute e detenuti è nato con Claudio Abbado. Il ritorno del Coro Papageno, formato da detenute e detenuti della Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna e da coristi volontari esterni. Dopo sei anni il coro nato nel 2011 da un’intuizione di Claudio Abbado e diretto da Michele Napolitano, affiancato dal fratello Claudio, pianista, e da Stefania Martin, entrambi docenti di teoria musicale e tecnica vocale, torna a cantare in pubblico. Sabato 7 giugno alla Dozza il concerto “A voce libera” con il Papageno che si esibirà con il coro multietnico di Bologna Mikrokosmos, in una giornata che vedrà anche una raccolta fondi a favore di Pace Adesso, destinata a sostenere le attività del Papageno.

Napolitano, come è stato ripartire di nuovo con il Coro Papageno?

“Dopo la pausa imposta dal Covid abbiamo pensato di ricominciare con questo progetto che ha ormai una lunga storia. Nel frattempo la Mozart 14 di Alessandra Abbado ha passato il testimone a Pace Adesso, una ODV che lavora molto soprattutto in Africa. Siamo ripartiti con lo stesso team ma in una situazione completamente diversa”.

In che senso?

“Rispetto a quando abbiamo cominciato, le attività che oggi si svolgono in carcere sono tantissime. E poi abbiamo dovuto ricostruire tutto da zero grazie anche ai volontari dei cori che fanno capo a Mikrokosmos. Del nucleo di vecchi coristi sono rimasti solo in due o tre”.

Il concerto è inserito nel “MikrokosmInFestival. Narrazioni corali. Storie, identità ed echi culturali”...

“È uno dei dieci concerti del festival, ovviamente con la peculiarità che si svolgerà in carcere per un pubblico di detenuti e per un ristretto pubblico proveniente dall’esterno che si è già prenotato”.

Quale sarà il programma?

“Inizierà il Coro Papageno con un repertorio dal colto al popolare, con brani swing e diversi canoni, poi toccherà al Mikrokosmos con canti popolari da tutto il mondo in molte lingue, francese, inglese, afrobrasiliano. E ancora spirituals, un canto colombiano e uno emiliano. Un giro per il mondo che si concluderà con i due cori insieme e che vedrà anche un brano di Lucio Dalla, L’anno che verrà, come omaggio alla città di Bologna”.

Come è stato tornare in carcere?

“È un luogo complesso per svolgere un’attività corale, dove ci si scontra quotidianamente con le tante difficoltà che vive il sistema carcerario italiano, dal sovraffollamento alla carenza di organico. Ma abbiamo avuto grande collaborazione dalla direzione carceraria, il Papageno vedrà ancora cantare insieme uomini e donne e poi resta la grande forza sociale del progetto”.

I componenti del Papageno sono quasi tutti nuovi. Come ci avete lavorato?

“Nell’immediato abbiamo avuto una restituzione impareggiabile, che fa superare tutte le difficoltà. Quando i componenti alla fine delle prove tornano dentro con un sorriso abbiamo la conferma della forza dell’obiettivo in cui crediamo. Il coro costituisce un piccolo passo, tanto complicato ma importante, prezioso”.

L’esperienza del Papageno è servita come esempio?

“Il Papageno ha ormai quasi quindici anni di attività e sin dall’inizio è stata presa d’esempio anche in altri istituti carcerari. Sono nati altri progetti simili, per esempio a Bari o a Parma con Gabriella Corsaro”.

Nel 2016 il Papageno si è esibito in Senato, in San Pietro con papa Francesco e nel 2019 ha tenuto un concerto al Manzoni con Uri Caine. Cullate l’obiettivo di tornare ancora a cantare fuori dal carcere?

“A me piace rimanere con i piedi per terra. L’attività si sta ricostruendo, sta migliorando rispetto all’anno scorso, quello della ripresa, quando avevamo fatto solo un concerto interno. Ma l’ attività fuori richiede un’ organizzazione davvero complessa. È stato bello incrociare in passato Mika o l’Orchestra Mozart ma per adesso, sperando di trovare altre risorse e finanziamenti, cerchiamo di fare qualcosa che serva ai detenuti”.