di Massimo Marino
Corriere di Bologna, 30 agosto 2020
Il Teatro del Pratello torna nel carcere minorile con "Le orme dei figli", uno spettacolo già presentato in gennaio all'Arena del Sole, quasi completamente rinnovato. A inizio anno in scena c'erano ragazzi affidati ai servizi della giustizia minorile esterni al carcere, giovani attrici e una coppia di anziani che rappresentavano i padri orchi, i Chronos che divorano i figli.
Gli attori si incontravano e si toccavano scivolando su un piano inclinato. Ma il contatto non è più possibile in scena ora, dopo l'emergenza sanitaria, e non è stato possibile far entrare in carcere estranei. Quindi sarà formato interamente da ragazzi reclusi il cast di questa nuova edizione, in scena nell'istituto di via del Pratello da domani al 3 settembre alle 21, con accesso al cortile dove sarà costruito lo spazio scenico da via de Marchi 5/2 (info:
"Persa gran parte della cornice, rimane una memoria della storia, che si appoggia sulla favola di Pollicino e dei suoi fratelli abbandonati dai genitori" spiega il regista Paolo Billi. "Abbiamo anche modificato la scenografia di Irene Ferrari e le strutture sceniche di Gazmend Llanaj, realizzate in un laboratorio con i ragazzi reclusi" continua Billi.
"Non sarà più un unico piano inclinato, ma un pendio frantumato in tante sezioni che si incastrano l'una nell'altra, consentendo agli interpreti un distanziamento che eviti i contatti. L'idea che dà la scena è quella di un grande sommovimento, un caos".
Diventa ancor più importante che nella prima versione il video di Simone Tacconelli e Elide Blind, che fa risaltare immagini e voci da una foresta di foglie, da sentieri di fango segnati da orme per seguire strade, per perderle, per inventarle. Questa edizione ancora di più della prima sgretola la trama e si affida agli archetipi, alle visioni, a voci giovanissime che emergono da una scena arsa, rocciosa.
Chi entrerà nel cortile del carcere vedrà una scatola magica chiusa da un tulle lattiginoso che rivelerà volti e visioni illuminato dal di dentro, in emersione e contrappunto con le immagini del video. In scena 11 ragazzi del Pratello, Adam, Anas, Andrea, Andrea, Daniel, Jonathan, Ionut, Larry, Manuel, Mehdi e Kevin. "Ci sono molti italiani e molti ragazzi di famiglia straniera nati in Italia" precisa Billi.
"Alcuni di loro seguono i nostri lavori da vari anni e stanno diventando bravi. Quasi tutti parlano un ottimo italiano e hanno un livello di scolarizzazione alto. Siamo usciti da una fase in cui i ragazzi si esprimevano stentatamente e negli spettacoli a volte apparivano spersi. Ci sono giovani soggetti a detenzioni lunghe: con loro si può impostare un lavoro più costante".
Il direttore dell'istituto Alfonso Paggiarino alla presentazione dello spettacolo racconta come il teatro sia stata una delle prime attività a riprendere dopo il lockdown. All'inizio con qualche incontro da remoto, poi con i primi incontri in presenza all'aperto e in piccoli gruppi, infine con la ripresa delle attività quotidiane, seppure con varie limitazioni che hanno anche influito sulla forma finale. E rivela: "Un ragazzo si è tanto appassionato che vuole continuare il percorso nel teatro iscrivendosi al Dams". Commenta Billi: "Sarebbe molto positivo: per la prima volta si accenderebbe un percorso universitario nel Pratello".










