di Marco Bettazzi
La Repubblica, 14 giugno 2026
Raphael Oloyede ha raccontato sul palco di Repubblica delle Idee la sua esperienza all’interno di “Fare impresa in Dozza”, che vede coinvolte tante imprese del territorio. Bergonzoni: “Il detenuto non fa tenerezza: dopo Pannella pochi politici se ne sono occupati”. “Io all’inizio della mia carcerazione, che è durata 12 anni e mezzo, pensavo che la mia vita fosse finita. Oggi mi sto rialzando, e ringrazio tutti per la vita che mi hanno ridato oggi”. Raphael Oloyede è un ex detenuto coinvolto nel progetto FID - Fare impresa in Dozza, e oggi lavora come operaio per Marchesini Group, il colosso meccanico del packaging.
Fid è l’impresa sociale bolognese che insegna ai detenuti un lavoro per cercare di ridare a queste persone un’opportunità, una volta finita la pena. Ed è su questa bella storia che si è concentrato l’incontro “La libertà è partecipazione” di RepIdee, moderato da Giovanni Egidio caporedattore di Repubblica Bologna. Fid è attiva dal 2013 all’interno del carcere della Dozza di Bologna e nasce da un’iniziativa di esponenti del mondo industriale e sociale, tra cui Alberto Vacchi di Ima, Isabella Seràgnoli di Coesia e Maurizio Marchesini di Marchesini. È partecipata da queste aziende, cui si sono aggiunge nel corso del tempo Faac e Granarolo, che di recente ha aperto un caseificio nell’istituto che produce caciotte. Fid opera come una vera e propria impresa produttiva, fornendo componenti alle aziende socie, e favorisce il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti una volta scontata la pena. A oggi ha già formato e occupato oltre 70 persone.
Il dato di recidiva tra i dipendenti di Fid è del 10%, mentre la media nazionale raggiunge il 70%. “C’è lavoro e lavoro - dice Rosa Alba Casella, direttrice Casa circondariale Rocco D’Amato - l’ordinamento prevede il lavoro per i detenuti, ma in genere sono lavori interni alle strutture, poco qualificanti. Questo è un esempio molto più articolato e sfidante, perché consente di acquisire competenze ricercate nel mondo del lavoro”.
Marchesini, presidente di Fid, segnala che “il volontariato da solo non basta, serve l’intervento del pubblico - spiega - anche perché non si può pensare di buttare la chiave della cella per ogni reato, questo non è attuabile. Sono persone che tornano nella società, ed è un bene per tutti che riescano a riprendere il filo della loro vita”.
Da pochi mesi è attivo il caseificio di Granarolo, che produce caciotte poi vendute nei supermercati Coop Alleanza e usate nelle mense della Camst. “Io spero che le persone imparino a scegliere un prodotto non solo per quel che c’è dentro, ma anche quel che ci sta dietro - dice Stanislao Fabbrino, presidente di Granarolo - è un gesto di responsabilità importante quando ciascuno di noi fa un acquisto, un gesto che va pensato un po’ di più, perché dietro alle imprese spesso ci sono storie bellissime come questa”.
Impegnato da sempre nel mondo del carcere, l’attore Alessandro Bergonzoni sferza istituzioni e politica a fare di più per favorire il reinserimento degli ex detenuti in società. “Lo Stato dov’è? Se devi investire su salute o istruzione la gente vota istruzione e sanità, perché noi ci ammaliamo tutti, mentre in galera non ci andiamo, anche se con l’ultimo decreto sicurezza forse ci andiamo anche noi. Ma in genere non ci andiamo. Il detenuto non fa tenerezza - continua - non c’è un partito politico che si occupi di questi temi, io dopo Pannella ne ho visti molto pochi”.










