di Roberto Russo
Corriere di Bologna, 17 agosto 2022
Un incendio doloso, quasi certamente un attentato. L’auto del vice comandante del carcere della Dozza Paolo Limerzi, è stata incenerita nella notte tra domenica e lunedì di ferragosto, verso le 22,40 quando si sono sprigionate le fiamme. La Uil lancia l’allarme: “Clima pesante, agenti nel mirino”.
Un incendio doloso, quasi certamente un attentato. L’auto del vice comandante del carcere della Dozza Paolo Limerzi, è stata incenerita nella notte tra domenica e lunedì di ferragosto, verso le 22,40 quando si sono sprigionate le fiamme.
L’auto era parcheggiata sotto casa di Limerzi, non lontano dal penitenziario. “Non ho mai subito minacce” ha spiegato lui ai carabinieri, ma gli investigatori sono convinti che si sia trattato di un gesto dimostrativo e intimidatorio nei confronti del corpo degli agenti penitenziari. C’è chi mette in relazione l’incendio con la perquisizione che il 3 giugno scorso portò alla scoperta e al sequestro di 9 telefoni cellulari, di dimensioni “mini”, alcuni nascosti all’interno di sacchi di farina e destinati alla sezione Alta sicurezza, dove sono rinchiusi tra l’altro esponenti della Ndrangheta. Nel carcere venne trovata anche droga. In quell’occasione fu arrestato l’impiegato di una ditta esterna, accusato di aver introdotto i piccoli smartphone tra le sbarre. Non era certo il primo episodio del genere. Il 9 ottobre 2021 venne fermato un uomo arrivato dall’estero appositamente per introdurre alla Dozza cellulari e sim utilizzando addirittura un drone. L’uomo, un albanese di 30 anni, era pedinato da settimane, e venne fermato dalla Squadra Mobile di Bologna poco prima che riuscisse nell’impresa. Il 9 luglio scorso la vicesegretaria del Sinappe-penitenziaria, Anna La Marca, denunciò che addirittura una avvocatessa aveva tentato di entrare con alcuni microtelefonini. Domenico Maldarizzi lavora alla Dozza ed è segretario nazionale Uil-pa polizia penitenziaria. E parla di “situazione preoccupante”.
Segretario, l’auto incendiata al vice comandante, come se lo spiega?
“È sicuramente un segnale molto grave, un gesto compiuto da qualcuno che si sente intoccabile e vuole intimorire noi che lavoriamo lì dentro. Ovviamente senza riuscirci, ma è innegabile che il clima sia pesante. Abbiamo problemi di ogni tipo alla Dozza”.
Per esempio?
“Innanzitutto il sovraffollamento, in media arriviamo a 770 detenuti per un carcere che dovrebbe contenerne non più di 458. C’è pure una situazione di grande abbandono di molti detenuti con gravi patologie psichiatriche, oppure tossicodipendenti. L’assistenza sanitaria è sotto dimensionata, non facciamo altro che trasportare in ospedale i casi più difficili anche sotto il profilo psichiatrico. Insomma, è un caos”.
Però è difficile pensare che chi ha incendiato l’auto del vice comandante fosse un semplice tossicodipendente. Nel carcere c’è una sezione ad alta sicurezza con esponenti legati alle cosche. E l’attentato arriva a distanza di qualche mese dal sequestro dei microtelefonini...
“Esiste la sezione ad alta sicurezza ma non abbiamo esponenti al 41 bis che, come è noto, sono reclusi a Parma. Tuttavia la preoccupazione tra noi c’è. Siamo pochi per fronteggiare la complessa situazione della Dozza, mancano almeno cento agenti. Ogni giorno andiamo al lavoro e non sappiamo cosa ci accadrà. Intanto aumentano gli episodi di autolesionismo tra i detenuti, ma anche le risse. Molti reclusi sono legati al mondo della droga e parecchi sono immigrati nord-africani. Facciamo del nostro meglio per fronteggiare la situazione, ma siamo seduti su una pentola a pressione”.
Avete chiesto rinforzi?
“Innumerevoli volte. Il problema riguarda sempre il mondo politico. La realtà carceraria non porta voti e resta ai margini dei programmi dei partiti. Noi siamo stanchi di passerelle, vorremmo impegni concreti per migliorare il nostro ambiente di lavoro, ma anche la vita dei reclusi”.
Lei ha detto che è in ferie, tornerà al lavoro lunedì 22 agosto. Ha paura?
“No, nessuno di noi agenti penitenziari può avere paura. Ma sono molto, molto preoccupato, questo sì”.










