bolognatoday.it, 24 maggio 2025
Padre Marcello Mattè racconta il pellegrinaggio con tre detenuti in semilibertà: “Si sono messi in gioco, hanno partecipato con entusiasmo e gratuità”. “Camminare insieme per ritrovare la speranza e la dignità.” Con queste parole padre Marcello Mattè, cappellano del carcere della Dozza, racconta l’esperienza vissuta sulla via Mater Dei, il sentiero dei santuari dell’Appennino bolognese, con tre detenuti in semilibertà. Quattro giorni di pellegrinaggio tra i colli bolognesi, da Pianoro a Bocca di Rio, in un clima di condivisione, ascolto e spiritualità. Un’esperienza nuova per i detenuti della Dozza, che ogni giorno tra le mura del carcere vivono un’esperienza difficile, fatta di sovraffollamento, disagi e sofferenze. Ma una rinascita, per padre Mattè, è possibile.
“I nostri pellegrini avevano dai 30 ai 60 anni, non erano allenati, ma hanno affrontato ogni tappa con entusiasmo,” racconta padre Mattè. “Si sono messi in gioco, hanno partecipato a tutto, anche ai momenti di preghiera. Facevano a gara per dare una mano: apparecchiare, preparare i panini, pulire. Una disponibilità che ci ha colpiti”. I partecipanti erano due italiani e uno straniero, con condanne differenti. “Sono persone che seguo regolarmente, ora in regime di semilibertà. Questo ha facilitato l’autorizzazione da parte del magistrato,” spiega. Non è stata una vacanza: “Hanno rinunciato a passare quei giorni con le loro famiglie. Il loro è stato un investimento umano e spirituale.”
Il gruppo era composto da dieci persone: oltre ai tre detenuti, volontari e due guide scelte da don Giulio Gallerani. “Anche il vicario del vescovo, don Stefano Ottani, ci ha accompagnati lungo tutto il percorso. Alla fine ci ha detto: ‘Sono stanchissimo, ma mi sono divertito un sacco”. Il senso del pellegrinaggio non era solo religioso. “Abbiamo pensato che camminare insieme potesse essere un modo per farsi ‘pellegrini di speranza’. Il carcere spesso spegne ogni prospettiva. Questo cammino invece ha una meta, un senso, una direzione. Non è come girare a vuoto nel cortile della prigione.”
Padre Marcello sottolinea l’aspetto più profondo dell’iniziativa: “Venerare Maria, madre di Dio e madre nostra, ci ha aiutati a riscoprire il valore della nostra dignità di figli. Il carcere tende a svalorizzare l’essere umano. Noi volevamo fare esattamente il contrario.” Il cammino ha riscosso tanto entusiasmo da spingere la direzione del carcere a chiedere una seconda edizione dopo l’estate, questa volta aperta anche alla sezione femminile. “L’accordo con la direzione è di avere almeno un volontario ogni due detenuti. Vogliamo che ci sia sempre un accompagnamento umano e spirituale.”
Non è un’esperienza riservata ai credenti. “Non abbiamo escluso nessuno in base alla fede. I nomi sono stati scelti solo in base alla possibilità concreta di partecipare, ovvero chi poteva ottenere il permesso. Alcuni, anche musulmani o laici, non si sono sentiti di aderire, ma non abbiamo mai posto limiti religiosi”. Padre Mattè non nasconde le difficoltà che il carcere della Dozza sta affrontando. “C’è una situazione preoccupante di sovraffollamento, aggravata dall’arrivo di minori trasferiti in seguito a provvedimenti nazionali come il decreto Caivano. La convivenza forzata tra diverse sezioni sta creando ulteriori disagi.”
“Avevano promesso nuove strutture in tre mesi, ma nessuno ci crede. Il problema è nazionale. Tutti si allarmano, ma nessuno risolve.” Il cappellano conclude con un auspicio: “Speriamo che queste piccole esperienze possano diventare semi di umanità e cambiamento. Camminare insieme, nel rispetto e nella dignità, è già un passo verso la libertà vera.”










