sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Andreina Baccaro


Corriere di Bologna, 27 dicembre 2019

 

Circa 300 detenuti potrebbero lasciare il carcere grazie al braccialetto elettronico. I penalisti: "C'è un educatore ogni 150 detenuti, il ministero dovrebbe intervenire altrimenti parlare di rieducazione è pura ipocrisia. Situazione allarmante in infermeria"

Ausl e Dap. La situazione è "allarmante soprattutto nelle sezioni Infermeria e Nuovi giunti", spiega Ettore Grenci, segretario della Camera penale di Bologna. Qui i detenuti rischiano di restare anche fino a 6 mesi in attesa dell'assegnazione a una sezione. "In Infermeria ci sono stanze da 6 letti, non c'è alcuna socialità né attività e le celle restano chiuse per molte ore al giorno perché appunto non è una sezione comune, molti fumano, l'aria è irrespirabile". Solo 14 detenuti su 41 presenti al momento della visita avevano bisogno di cure.

Ancora una volta parlano i numeri: al 9 dicembre alla Dozza erano presenti, a fronte di una capienza di 500 posti, 870 di cui 604 definitivi, cioè con sentenza passata in giudicato, e 266 in misura cautelare o con una sentenza di primo grado.

Questi ultimi potrebbero accedere ai domiciliari se vi fosse disponibilità sufficiente di braccialetti, tra i definitivi potrebbe accedervi chi ha una pena residua uguale o inferiore ai 2 anni. L'appalto affidato dal Viminale nel 2017 per un totale di 19 milioni 152mila euro, vinto da Fastweb (mandataria) e Vitrociest, prevedeva la fornitura di un migliaio di apparecchi al mese con 36 mesi di manutenzione. "Abbiamo inviato una mail a Fastweb per conoscere le dotazioni per distretto - spiega l'avvocato Rosa Ugolini - ma non abbiamo ricevuto risposta".

Poi c'è la cronica scarsità di educatori: 4 su una pianta organica di 12, vuol dire 150 detenuti per ogni educatore. "Questo dato è gravissimo - denuncia Grenci - è su questo che il Ministero dovrebbe intervenire perché allora parlare di rieducazione della pena è pura ipocrisia".

E i mali non finiscono qui: nel primo piano giudiziario (187 detenuti comuni, più del doppio della capienza del braccio con una proporzione di 3 italiani ogni 50), la maggior parte dei presenti sono tossicodipendenti, "i detenuti si sono ingegnati mettendo delle bottiglie di plastica sotto i materassi per avere un po' di spessore".

La situazione è tale che, scrivono ancora gli avvocati, l'ispettore che accompagnava la delegazione nella visita ha sconsigliato di accedere al braccio per "la pericolosità". Nonostante ciò, sottolinea l'avvocato Grenci, "la polizia penitenziaria e la direzione del carcere fanno quello che possono per tendere a bada una situazione esplosiva".