di Chiara Gabrielli
Il Resto del Carlino, 23 luglio 2026
La Dozza scoppia: sono 828 i reclusi a fronte di una capienza regolamentare di 480 posti. “L’amministrazione locale proceda a verifiche sulle condizioni igienico-sanitarie della struttura e solleciti il Ministero”. “Il Comune metta a disposizione appartamenti per i detenuti a fine pena”. È l’appello lanciato dal Direttivo e dall’Osservatorio Carcere della Camera Penale Franco Bricola di Bologna all’amministrazione locale, per cercare di attenuare il problema del sovraffollamento carcerario, tema ormai purtroppo tristemente noto. Un primo incontro si terrà dopo l’estate, a settembre, e sono diversi i progetti da proporre.
Numeri allarmanti - La delegazione di Alleanza per l’articolo 27 ha visitato di recente la struttura. E la fotografia scattata è allarmante: “Il quadro conferma e aggrava quello degli ultimi mesi, i detenuti presenti il giorno della visita 828 (826 secondo l’ultima rilevazione ufficiale del giorno precedente, di cui 749 uomini e 77 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 480 posti, ulteriormente ridotta per sezioni chiuse o in fase di sfollamento per lavori ai locali doccia - scrive l’Osservatorio Carcere -. Il reparto femminile, pensato per 62 persone, ne ospita 77. Sono 649 le persone con condanna definitiva, mentre la polizia penitenziaria opera con 468 unità su 520 previste in pianta.
A fronte di questo sovraffollamento, la delegazione ha rilevato che 272 uomini e 31 donne hanno una pena residua inferiore a quattro anni, 281 uomini e 32 donne inferiore a due anni, 164 uomini e 16 donne inferiore a un anno: numeri che, per una parte rilevante di questa popolazione - specie chi ha una pena residua inferiore a due anni - mostrano che a mancare non sono certo i requisiti per accedere ad una misura alternativa, ma troppo spesso una soluzione abitativa idonea”. “Per questo sarà necessario, nel breve periodo, approfondire le interlocuzioni con le amministrazioni locali e le istituzioni, al fine di verificare la possibilità di mettere a disposizione strutture abitative, per accogliere detenuti prossimi al fine pena: già questo contribuirebbe a sollevare l’enorme carico che grava esclusivamente sulle carceri emiliano-romagnole”.
La mancanza di acqua - Il 9 luglio scorso “questa Camera Penale aveva denunciato le condizioni della Casa circondariale Rocco D’Amato durante l’ondata di calore di fine giugno: acqua mancante per oltre una settimana, in una struttura già sovraffollata. Avevamo scritto che non si trattava di un’emergenza, perché il problema si ripete puntuale ogni estate”, prosegue la nota.
Il degrado - Le condizioni peggiori “sono state riscontrate, come di consueto, nella sezione ‘infermeria’ - dove sono ristrette le persone in isolamento, quelle sottoposte a sorveglianza particolare e i nuovi giunti: pareti e pavimenti scrostati, infiltrazioni d’acqua, impianti elettrici scoperti vicino a zone umide, e una tensione altissima. Ma il degrado è praticamente ovunque: in una sezione del terzo piano, a mero titolo esemplificativo, ci sono celle chiuse per ristrutturazione; tra queste vi è anche una cella danneggiata da un incendio e non riparata, a detta dei detenuti da mesi, che la sera diffonde un odore acre in tutta la sezione”. Riguardo l’emergenza idrica, la Direzione ci ha confermato quanto questa Camera Penale aveva già segnalato il 9 luglio: si tratta di un problema ricorrente, dovuto alla vetustà delle tubature e a una capienza dell’istituto ormai quasi doppia rispetto a quella di progetto. Il tubo che si era rotto a fine giugno è stato riparato e, per far fronte ad eventuali criticità dell’istituto, è stato preventivato un piano di razionamento degli orari di erogazione. Che il giorno della visita l’acqua arrivi ovunque lo abbiamo verificato di persona, e i detenuti stessi ce l’hanno confermato”. Il problema, però, proseguono, “resta negli orari critici, come nel tardo pomeriggio, quando la richiesta di acqua, in specie per le docce, è maggiore: nelle sezioni del terzo piano, se le docce vengono aperte tutte insieme, l’acqua viene a mancare. Lo abbiamo constatato con i nostri occhi”.
“Sollecitate il Ministero” - La soluzione attuale, oltretutto, “ci è stato confermato che non potrà durare: senza un intervento strutturale e mirato sulla rete idrica, il problema si riproporrà. Ed è per questo che chiediamo all’amministrazione di intervenire rapidamente, perché l’interruzione dell’acqua, specie in un periodo dell’anno così caldo e difficile, è inaccettabile, se ricorrente. La Direzione riferisce di aver richiesto i preventivi per tale intervento: tuttavia, ritenendo che possano essere scalfite le primarie condizioni igienico-sanitarie delle persone presenti nell’Istituto, chiediamo che le amministrazioni locali che debbano garantirle di verificarle e che le stesse pretendano dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dal Ministero della Giustizia di farsi carico, senza ulteriori rinvii, della soluzione definitiva”, sottolineano dal Direttivo e Osservatorio Carcere della Camera Penale.
Il blackout - “Come se non bastasse - incalzano -, anche a causa dei sempre più imprevedibili ed intensi fenomeni atmosferici, tra il 15 e 16 luglio, la casa circondariale è stata oggetto di un blackout che ha interessato l’intero edificio. Il disagio, che si aggiunge a quello idrico, è stato notevole: detenuti e personale sono restati al buio per più di ventiquattro ore. Il tutto, durante sempre nei giorni più caldi dell’anno e nelle condizioni igienico-sanitarie sopra riportate: anche quei pochi ventilatori che raggiungono solo una parte ridotta dei detenuti, hanno smesso di funzionare e la Direzione è stata costretta ad affidarsi ad una ditta esterna per garantire la preparazione e la distribuzione dei pasti”.
“Basta ritardi” - Tutto ciò, “pur comprensibile in strutture così vetuste, è inaccettabile sul piano umano. Noi non smetteremo di constatarlo e di denunciarlo, ma chiediamo gli interventi necessari dalle Istituzioni coinvolte, ognuna per la sua competenza, senza ulteriore ritardo, per garantire che la pena della reclusione sia scontata in condizioni di dignità e nel rispetto del principio di umanità prevista in Costituzione”, concludono.










