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di Krystyna Gulyeyeva

Corriere di Bologna, 15 luglio 2026

“La Dozza è ai minimi termini”. È il giudizio del garante dei detenuti di Bologna Antonio Ianniello dopo la visita di ieri dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. Come aveva spiegato parlando il nostro giornale, amministratori, garanti, associazioni, sindacati, volontari e cittadini sono entrati per vedere con i propri occhi cosa significa oggi vivere in carcere. Hanno varcato i cancelli della Dozza e del Minorile del Pratello per documentarne le condizioni e riportare il carcere al centro del dibattito pubblico. “Siamo entrati per guardare - ha detto l’attore Alessandro Bergonzoni, richiamando le parole di Piero Calamandrei. Solo conoscendo da vicino quella realtà la si può comprendere davvero”.

“Le carceri devono stare dentro la città e tutti i cittadini se ne devono occupare - l’appello del presidente del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, ricordando che alla giornata nazionale hanno partecipato 350 persone in 32 istituti italiani -. Più il carcere viene isolato, più rischiamo di abbandonare chi sta scontando la pena. La sicurezza non si costruisce buttando via la chiave, ma con formazione, inserimento e accompagnamento”. Alla Dozza la fotografia restituita dalla delegazione è quella di un istituto “in grave sofferenza”, come l’ha definito Agata Sorice di Antigone: “I detenuti sono 828 a fronte di una capienza regolamentare di 480 posti, già ridotti dai lavori in corso. Il doppio di quelli che dovrebbero essere”. Alla pressione del sovraffollamento si aggiungono problemi strutturali, dalle difficoltà nell’approvvigionamento dell’acqua alle poche docce funzionanti, fino alle condizioni dell’infermeria, con muri e pavimenti deteriorati, infiltrazioni e segni lasciati da incendi appiccati in passato. Oltre la metà dei detenuti, 433, è classificata come tossicodipendente. Per una visita specialistica all’esterno i tempi di attesa arrivano fino a sei mesi. Un quadro che conferma quanto denunciato su queste pagine dal garante comunale Ianniello, che aveva parlato del rischio di una pena trasformata in “neutralizzazione” della persona più che in rieducazione.

“Il sovraffollamento rende impossibile prendere in carico le vicende personali dei detenuti - ha ribadito. Il tempo trascorso in carcere diventa un tempo vuoto e privo di qualità, lontano da quanto prevede l’articolo 27 della Costituzione. Senza un intervento del legislatore e un maggiore ricorso alle misure alternative, il rischio è assistere a un ulteriore peggioramento delle condizioni di detenzione”.

Meno critica la situazione del Pratello, condizionata dai lavori di ristrutturazione che han portato alla riduzione progressiva del numero dei ragazzi presenti. “I numeri sono rassicuranti rispetto al passato- ha detto la vicesindaca Emily Clancy -. Molto più preoccupante è invece la situazione della Dozza. Se vogliamo dare attuazione alla Costituzione dobbiamo garantire condizioni di detenzione dignitose”. A chiudere l’incontro, ancora Bergonzoni. “Le colpe vanno scontate - le sue parole. Ma devono essere scontate attraverso la tortura? Perché di questo stiamo parlando”. Un invito a non considerare il carcere un luogo separato dalla città, ma una responsabilità collettiva.