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bolognatoday.it, 14 agosto 2025

Le condizioni dei lavoratori e della popolazione carceraria della Dozza sono ancora critiche. Stavolta a dirlo è un rapporto dell’Osservatorio carcere dell’Unione delle Camere penali italiane, che ha effettuato un sopralluogo nel penitenziario bolognese nella mattina di mercoledì 13 agosto. Gli associati della Camera penale “Franco Bricola” di Bologna, in una nota, manifestano la loro “massima vicinanza nei confronti di chi è costretto a eseguire misure cautelari o a espiare la sua condanna in condizioni che non sono degne di un Paese che si fregia di una Carta Costituzionale in cui è scritto a chiare lettere che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Già nel 2021 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l’Italia per la situazione di grave sovraffollamento delle carceri, considerando questa condizione come “una forma di trattamento inumano e degradante. In quel momento “i detenuti presenti negli istituti penitenziari erano 66.585 e il tasso di sovraffollamento era del 148%. La situazione oggi è molto vicina a quella del 2012: secondo i dati diff usi dal Ministero della Giustizia, al 31 luglio 2025 i detenuti presenti nelle carceri italiane erano 62.569 e, in base all’ultimo report del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, il tasso medio effettivo di affollamento è del 144,2%” si legge ancora nella nota. “La situazione della casa circondariale di Bologna - continua il testo - si inserisce esattamente in questo quadro nazionale. Oggi i detenuti ristretti sono 787 a fronte di una capienza regolamentare di 457 posti; 569 stanno scontando una condanna definitiva, 218 sono in attesa di giudizio. Il numero degli ingressi è in costante aumento”.

Il rapporto cita poi il numero alto di morti in carcere: ben 146 da inizio anno, di cui due a Bologna. Per questo, gli associati rilanciano alcune proposte per snellire le carceri italiane, come la libertà anticipata speciale o strumenti più consolidati come l’indulto o l’amnistia. Serve “un cambio di paradigma culturale sulla stessa idea del carcere, sia come pena che come misura cautelare, valorizzando con maggiore convinzione e coraggio le misure cautelari e le misure alternative diverse da quelle carcerarie - conclude il documento -. Non c’è più tempo e non ci sono alternative, se non accettare passivamente che tante persone muoiano mentre sono affidate alla custodia dello Stato o vivano la privazione della libertà in condizioni disumane e degradanti”.