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di Federica Nannetti

Corriere di Bologna, 12 luglio 2026

L’analisi del Garante non fa sconti. Martedì le carceri si aprono alla società civile. “Siamo in una situazione nella quale, purtroppo, non c’è corrispondenza, e ce n’è sempre meno, tra quanto succede all’interno del carcere e quanto scritto al comma tre dell’articolo 27 della Costituzione: trattamenti prossimi a essere definiti contrari al senso di umanità e percorsi di rieducazione per pochissime persone”. E numeri “non sostenibili”, a Bologna come nel resto del Paese, quasi gli stessi che nel 2013 portarono la Corte europea dei diritti dell’uomo a condannare l’Italia per lo stato delle sue carceri e di chi vi era recluso.

Sono parole amare quelle del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale di Bologna, Antonio Ianniello, parole che raccontano ciò che quotidianamente si vive alla Dozza (e non solo) e che anticipano in parte la sua relazione in discussione a fine mese. Alla sua ultima visita, venerdì, ha contato 840 detenuti, a fronte di una capienza di 457: “Una situazione ai minimi termini, con pochissimi posti a disposizione per nuovi arrivi ed eventuali spostamenti. La priorità del Legislatore deve essere quella di intervenire con azioni deflattive - aggiunge, perché in queste condizioni, e con il trend in crescita da anni, la situazione mondo- fatto di detenuti non potrà che peggiorare inesorabilmente”. ma anche di tutte le persone La stagione che all’interno del carcere lavorano estiva, con il suo portato di o prestano volontariato- caldo torrido, riduzione della società civile che martedì personale e delle attività, problemi varcherà le soglie dei 34 di fornitura d’acqua, intanto, istituti penitenziari “aperti” fa il suo corso. Con questo dalle realtà aderenti alla rete.

“Alleanza per l’articolo 27” si dovrà confrontare: alla Dozza ci sarà lo stesso Garante (al Pratello la situazione è un po’ più sotto controllo anche in virtù del minor numero di minori presenti per via dei lavori di ristrutturazione), accompagnato da istituzioni locali, culturali, universitarie e, tra gli altri, anche dall’attore Alessandro Bergonzoni. “Sarà un momento importante per rilanciare quello che dovrebbe essere il volto costituzionale della pena - prosegue Ianniello -; ora si può davvero parlare, più che di rieducazione, di neutralizzazione delle persone. Manca tempo di qualità, sostituito da un tempo sciatto vissuto dai detenuti”.

Sarà anche un momento, quello di martedì, per far incontrare chi è sensibile al mondo del carcere e per rinvigorire il dialogo con associazioni, cittadini, enti del terzo settore, che specie in certi periodi dell’anno, come quello attuale, sono un “ammortizzatore sociale, con risposte che l’amministrazione penitenziaria non riesce a dare - aggiunge Gabriella, volontaria dell’associazione Avoc -. Giornate di apertura dovrebbero moltiplicarsi, per far capire cosa succede nelle carceri, che non possono essere discariche e luoghi di negazione dei diritti”. Lei per prima ha raccolto le testimonianze di chi è rimasto senz’acqua per giorni o, a tratti, solo con acqua bollente. “Oltre alle denunce ci vogliono proposte- conclude -: per esempio, il tema dei guasti e dell’acqua è cronico, perché? Perché non ci sono interventi tempestivi?. Il cuore del problema è pensare a dopo il carcere”.