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di Chiara Gabrielli

Il Resto del Carlino, 19 ottobre 2025

Iniziativa della Camera Penale per sensibilizzare i cittadini sul sovraffollamento. De Pascale: “Bisogna fare di più”. Bergonzoni: “Buttiamo via chiavi e porte”. Due lettini singoli, dei mini sgabelli, un mobiletto, un bagno. All’unica finestra, delle sbarre. Il carcere nel cuore del centro storico, con cella a ricordare a tutti che ci sono migliaia di persone che vivono lì, ogni giorno. Chi si trova a passare da piazza Maggiore (ieri e oggi fino alle 19) non può fare a meno di notarla.

Questa è la vita dietro le sbarre, di cui la grande installazione nel cuore del centro diviene il simbolo, proprio per sensibilizzare i cittadini sulle condizioni carcerarie.

L’obiettivo è di fare conoscere, toccare con mano per comprendere. Non è casuale la scelta di piazza Maggiore, cuore simbolico della città, per ospitare ‘La vita dietro le sbarre’, l’iniziativa promossa dalla Camera Penale di Bologna Franco Bricola, assieme al proprio Osservatorio ‘Diritti Umani, carcere ed altri luoghi di privazione della libertà’, in collaborazione con Extrema Ratio e con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna e del Comune di Bologna. Oggi è atteso qui il cardinale Matteo Zuppi. L’installazione, una cella carceraria a grandezza reale, fedelmente arredata e ricostruita grazie alla collaborazione e alla realizzazione del Lions Club Borgo Panigale Emilia Ponente, è liberamente visitabile da chiunque voglia varcarne la soglia e confrontarsi con uno spazio che diventa confine, con la misura ristretta entro cui si consuma la quotidianità di tante persone. Solo ieri sono state oltre mille le ‘visite’ all’interno dell’installazione. “Entrate - invitano -, è un palcoscenico agghiacciante, uno spazio claustrofobico”.

Molti i problemi citati ieri (uno su tutti, il sovraffollamento, quasi 800 i detenuti alla Dozza) e molti gli interventi. Tra cui quello del governatore Michele de Pascale: “È fondamentale che ciascuno cerchi di fare meglio e di più. I numeri della nostra Regione devono essere pubblici” e bisogna agire per “le misure alternative e il reinserimento. Per chi vuole intraprendere un cammino nuovo e incontra difficoltà. Dobbiamo far sì che la società fuori sia pronta a riceverli e accoglierli”.

“Noi, cittadini, siamo a migliaia di chilometri dallo spazio carcerario, siamo lontani anni luce da questo mondo - dice l’artista e scrittore Alessandro Bergonzoni -. E l’iniziativa è pensata proprio per avvicinare. Vorremo portare i detenuti in teatro per tutta la stagione riservando loro dei posti”. Fa il pieno di applausi. Bisogna, insiste, “dare dei diritti, non dei favori. Io sono per buttare via la chiave. Ma che non ci siano più le porte”.

Tra i tanti che hanno preso la parola l’avvocato Luca Sebastiani, responsabile Osservatorio Carcere Camera Penale Bologna, il professor Flavio Peccenini, presidente Ordine degli avvocati Bologna, l’avvocato Ettore Grenci, il professor Nicola Mazzacuva, presidente Camera penale bolognese, l’architetto Stefano Simoncini, l’avvocato Francesco D’Errico, presidente Extrema Ratio, il garante dei detenuti Antonio Ianniello, giusto per citarne alcuni. Nei giorni scorsi è partita la richiesta - a firma dell’assessora regionale Isabella Conti -, al ministro Carlo Nordio: in attesa della riorganizzazione della Casa circondariale, siano sospesi i nuovi arrivi e si dia all’amministrazione penitenziaria la possibilità di adeguare gli spazi.