di Carlo Valentini
Italia Oggi, 8 ottobre 2019
Cuochi e camerieri sono i minori che stanno scontando la pena all'istituto di Bologna. L'osteria è aperta al pubblico, dentro il carcere minorile. L'azzardato esperimento avviene a Bologna con l'intento di arginare quella che è la piaga del carcere, anche minorile: la reiterazione del reato. Consentendo ai ragazzi di imparare un lavoro (in un settore, quello della ristorazione, in cui c'è molta richiesta) si offre loro la possibilità di emanciparsi dall'illegalità. Tra qualche tempo si farà il bilancio per verificare se lo sforzo dell'amministrazione carceraria avrà ottenuto gli auspicati risultati. È giusto punire ma la società ha tutto da guadagnare se al termine dell'espiazione della pena il minore trova una propria strada lecita.
L'insegna è Osteria Brigata del Pratello (Pratello è il nome del carcere minorile di Bologna, ex convento di suore francescane), i ragazzi hanno seguito un corso professionale (gestito dalla fondazione Fomal) e ora sono pronti a cucinare e a servire a tavola.
"Il carcere si apre in questo modo alla città", dice Alfonso Paggiarino, direttore dell'istituto penale. Alla cena del 10 ottobre (inaugurerà l'Osteria che dopo alcune serate di prova aprirà al pubblico) parteciperà il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Dovendo varcare il portone e i cancelli del carcere, i clienti dovranno accettare alcune regole: la prenotazione è obbligatoria e occorre esibire un documento all'ingresso, si dovrà entrare e uscire allo stesso orario (con un po' di tolleranza). "Puntiamo molto su questa contaminazione con la città per fare sentire i ragazzi meno isolati e non rifiutati", aggiunge Paggiarino. "Un approccio costruttivo alla pena è l'unico vero antidoto all'aumento dei reati".
A turno lavoreranno nell'osteria otto giovani come camerieri e cuochi sotto la guida di chef che hanno accettato di venire a fare volontariato. L'osteria ha giù un sito web: www.brigatadelpratello.it in cui è spiegato: "È un luogo accogliente, denso di significato, da frequentare per sostenere la sfida educativa dei giovani nella convinzione che ogni persona può sempre ripartire per realizzare il personale progetto di crescita e autonomia".
Esperienze di ristorazione dietro le sbarre ce ne sono altre (ristorante InGalera a Bollate e Uccelli in Gabbia a Rebibbia) ma questa è la prima che coinvolge i minori. Secondo il censimento del ministero della Giustizia sono 13.473 i minori (12.064 maschi e 1.409 femmine) sottoposti a provvedimenti. Di essi solo 389 sono in carcere, gli altri scontano la pena in comunità, centri di prima accoglienza, centri diurni polifunzionali. "La maggior parte dei minori autori di reato in carico è sottoposta a misure da eseguire in area penale esterna", sostiene il ministero. La detenzione, infatti, assume per i minori di età caratteri di residualità, per lasciare spazio a percorsi sanzionatori alternativi".
Quindi gli ospiti dei carceri minorili sono coloro che più hanno problemi con la giustizia e anche per questo si tentano iniziative di recupero. "Non si tratta di perdonare", dice il sociologo Vincenzo Balli, "ma di mettere il soggetto, ancora non completamente adulto, di fronte alla responsabilità della scelta se continuare ad agire ai margini della società oppure accettarne le regole. Perché questo bivio sia realistico dobbiamo fornirgli gli strumenti idonei, soprattutto una qualifica professionale con cui inserirsi nel mondo del lavoro".
A preoccupare è anche la crescita dei reati commessi dai minori: vi sono 51.363 procedimenti a loro carico. Si tratta soprattutto di reati contro il patrimonio o connessi con gli stupefacenti (29 mila in totale). Quelli contro la persona sono 13.068 e comprendono anche minacce (2.038) e violenze sessuali (953). Infine si registrano 3.246 reati contro lo Stato, le istituzioni e l'ordine pubblico.
La Campania è tra le regioni in cui il fenomeno è più inquietante. Sono ben 5mila i giovani in carico ai servizi della giustizia minorile. Un dirigente arriverà a Bologna per verificare se il modello dell'osteria è esportabile. Dice Samuele Ciambriello, garante in Campania delle persone private della libertà personali: "Vi è un profondo mutamento del tipo di reato. Prima i minori venivano arrestati per accattonaggio o piccoli furti, oggi, girando per le carceri, incontro ragazzi e ragazze condannati a 15/18 anni per omicidio. Gli adolescenti spesso non sanno perché compiono un reato. Vogliono tutto e subito. Hanno la morte dentro, un vuoto valoriale. Vivono un'emarginazione sociale, una povertà educativa e culturale. Conoscono 50 parole e le conoscono solo in dialetto, rispetto ai loro coetanei che ne conoscono 1.000 e sanno anche parlare una lingua straniera".
A Bologna ci provano con l'osteria, 50 coperti, uno slogan esplicito per promozionare il locale: "Un'esperienza, dentro". Altri sei ragazzi sono impegnati nella cura dell'orto, i cui prodotti sono utilizzati in cucina. Dice Beatrice Draghetti, presidente Fomal: "Qualunque sia il reatoper cui i giovani stanno dentro è impensabile che sulla loro vita si scriva la parola fallimento". Aggiunge Antonio Pappalardo, che dirige la giustizia minorile in Emilia-Romagna: "Spesso alle spalle di molti reati c'è una mancanza di ragioni di vita e di speranza, di opportunità positive, che noi dobbiamo ricreare". I ragazzi che lavorano all'osteria percepiscono una diaria e non solo imparano a cucinare ma anche a relazionarsi coi compagni di lavoro e a eseguire gli ordini dello chef. Hanno ideato la loro prima ricetta, riguarda i biscotti, che hanno chiamato Sbarrini. Chissà se l'Osteria del Pratello riuscirà a guadagnare anche una stella Michelin, certo il luogo è insolito e ai fornelli c'è tanta passione.










