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di Federica Orlandi

Il Resto del Carlino, 22 giugno 2022

Partecipatissimo il convegno sul “processo mediatico” con al centro il libro del professor Vittorio Manes. “Ma qui l’informazione funziona”. Un tavolo con giornalisti, magistrati e avvocati, per discutere delle vicende di cronaca giudiziaria e “shared responsability”, responsabilità condivisa nell’informazione dei processi. Per evitare il “processo mediatico”, che si nutre di ‘informazione-spettacolo’ distorcendo quello nelle aule di giustizia, con un intento “punitivo”. È la proposta lanciata dal professore e avvocato Vittorio Manes, alla presentazione del proprio libro ‘Giustizia mediatica. Gli effetti perversi sui diritti fondamentali e sul giusto processo’ (il Mulino), presentato ieri nel cortile di Palazzo Malvezzi.

Ficcanti e a tratti provocatori gli interventi degli ospiti dell’evento: dopo i saluti del professore dell’Alma Mater Michele Caianiello, del presidente dell’Ordine degli avvocati Elisabetta d’Errico e del presidente della Camera penale Roberto d’Errico, introdotti dal vice presidente dell’associazione Extrema Ratio Lorenzo Cameli, hanno infatti preso la parola il procuratore capo Giuseppe Amato, il vicedirettore del Resto del Carlino Valerio Baroncini, l’ordinario di Diritto costituzionale Tomaso Francesco Giupponi e l’ordinario di Diritto civile Ugo Ruffolo, moderati dal professor Nicola Mazzacuva, già ordinario di Diritto penale all’Alma Mater Studiorum. E se “un distinguo” tra “cronaca giudiziaria e informazione-spettacolo va fatta”, come chiarisce nel proprio intervento il procuratore Amato, il pericolo è che il processo si trasformi, tramite talk show e blog online, in intrattenimento “finalizzato all’audience, con protagonisti che non seguono regole e non conoscono le carte processuali”, così ancora il procuratore, “con danni irreversibili alla privacy dell’indagato o imputato, magari tramite la pubblicazione di intercettazioni che nulla hanno a che fare con il processo e sono carta straccia”.

Raccontare indagini preliminari talvolta è un impegno sul filo del rasoio anche per i giornalisti professionisti della carta stampata, anche se, ammette Amato, “in sei anni a Bologna, solo una vicenda mi ha infastidito: il clamore sulla cosiddetta ‘Villa inferno’ (l’inchiesta sui festini in una villa di Pianoro a base di sesso e cocaina dove venne coinvolta una minore, ndr), che ha seguito per settimane una storia delicata, legata alla sfera personale di chi era coinvolto”.

In questo, come in altri casi, serve allora una “responsabilità solidale”, appunto. Tema condiviso e ripreso anche dal vicedirettore Baroncini, per cui “la giustizia è sempre stata mediatica, cosa fondamentale nella vita dei cittadini”. Tenendo bene a mente che i giornali hanno tempi e forme diversi da tv e web, che obbligano il cronista “a ragionare e approfondire i temi che affronta, prima di cristallizzare sulla carta una verità”.

Il costituzionalista Giupponi coinvolge infine il legislatore, per “nuove norme a bilanciare l’esercizio della giurisdizione, il diritto di difesa e il diritto a informare”. Insomma, per dirla con l’autore Manes, serve una “profilassi” contro le derive del processo mediatico. Mentre la stampa si dà da fare perché, conclude l’avvocato Ruffolo “non si pensi che l’innocente sia colui che non è stato ancora scoperto”.