di Chiara Pazzaglia
Avvenire, 15 ottobre 2019
Si chiama "Brigata del Pratello", che è il nome con cui i bolognesi conoscono l'Istituto Penale Minorenni "Siciliani", ed è la prima osteria d'Italia aperta in un carcere minorile. Impiegherà come cuochi e camerieri, su turni, 8 dei 25 ospiti della struttura.
Lo scopo, come spiega Antonio Pappalardo, il Dirigente del Centro per la Giustizia Minorile di Emilia-Romagna e Marche, "è anzitutto formativo". Ai ragazzi "viene data la possibilità di sperimentare in una situazione reale quanto apprendono durante un corso apposito, organizzato dall'Ente di formazione professionale Fomal all'interno del carcere".
Al Direttore dell'Istituto penale Alfonso Paggiarino il compito di riportare le impressioni degli aspiranti chef e camerieri coinvolti nel progetto: "Ho scoperto una passione", dice uno. "Sono bravissimo nel fare la pasta e la pizza", aggiunge un altro. La costante è che i ragazzi pensano che questa possa essere "una speranza per il loro futuro, anche lavorativo, una volta usciti". Quello che è certo è che, oltre alle competenze in ambito ristorativo, i giovani detenuti "apprendono anche come ci si deve comportare con i clienti, a lavorare in squadra, nella "brigata di cucina", come ricorda il nome dell'osteria, collaborando con i colleghi e ascoltando gli ordini dello chef, per eseguirli al meglio", dice Paggiarino.
E non è uno chef a caso quello che è stato scelto come insegnante: si tratta di Mirko Gadignani, "che è anche cuoco del Bologna Calcio, elemento che esercita ulteriore appeal sui detenuti coinvolti". Il progetto, che è sostenuto dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e dalla Regione Emilia Romagna, si inserisce nell'ambito di numerose iniziative volte alla rieducazione, al recupero, alla rigenerazione personale dei giovani ospiti del Pratello, che durante la giornata "giocano a calcio, frequentano corsi di teatro e di formazione professionale e la scuola, di ogni ordine e grado, a seconda dell'età e del livello di istruzione precedente", continua il direttore della struttura bolognese.
Le porte del carcere si sono aperte per la prima volta per i commensali nei giorni scorsi. All'inaugurazione era presente l'arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Maria Zuppi, mentre il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha inviato un messaggio augurale ai promotori dell'iniziativa di riscatto sociale a favore dei giovani detenuti. Successivamente, le cene - evento avranno luogo una o due volte al mese, per 40-50 coperti alla volta.
E richiesta un'offerta libera e si accede solo dopo un accurato controllo dei documenti: un'osteria, sì, ma pur sempre dietro le sbarre. E "sbarrini", infatti, si chiamano i biscotti che ogni commensale potrà portarsi a casa come ricordo dell'esperienza, che potrà così essere condivisa con i familiari. Alcune delle materie prime utilizzate verranno direttamente dall'orto "a chilometro O" che è dentro al carcere. I partecipanti percepiranno anche un'indennità per il lavoro svolto.










