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di Gennaro Grimolizzi

Il Dubbio, 4 aprile 2023

Il Conservatorio “Martini” di Bologna ha ospitato nello scorso fine settimana la seconda edizione di “Musica e arti per i diritti umani”. Le giornate di studi giuridici e interdisciplinari sono state ideate dall’avvocato Alessandro Valenti (docente di diritto dello spettacolo nel Conservatorio di Bologna), nonché curatore del progetto realizzato nel capoluogo felsineo.

“Siamo giunti - dice al Dubbio il professor Valenti - alla seconda edizione di questa iniziativa con un obiettivo chiaro: accomunare il tema della musica e delle arti a quello dei diritti umani. La prospettiva è quella di interrogarsi oggi e fare una approfondita riflessione interdisciplinare sui diritti umani non solo in termini di proclamazione e di riconoscimento da parte delle fonti internazionali, ma in termini di effettiva affermazione.

La presenza di numerosi ospiti stranieri, che ci hanno fornito una visione a più largo spettro, ha rappresentato una preziosa occasione di confronto. Non dobbiamo dimenticare che gli artisti svolgono un ruolo molto importante per promuovere e far conoscere i diritti umani. È una prospettiva più impegnativa di quanto possa apparire, perché, di là di un facile ottimismo relativo al fatto che cantare i diritti umani fa audience, consente di chiedersi che cosa sia oggi la libertà di espressione artistica quando questa è in conflitto con i regimi autoritari, diventando portatrice di valori umani in contesti difficili”.

Riflettere con un approccio interdisciplinare ha garantito il successo dell’edizione 2023 di “Musica e arti per i diritti umani”. La musica e le altre espressioni artistiche possono lanciare innumerevoli messaggi e proposte concrete.

Certo, chi è fautore di alcuni messaggi di speranza non è esente da rischi. “In questi casi - commenta Alessandro Valenti - l’artista subisce la censura, come minimo. Altre volte viene perseguitato o addirittura incarcerato. Nel mondo occidentale è facile cantare i diritti umani se si è sicuri di vendere qualche copia in più, per esempio, di un disco e stare al lontano da certi scenari, al riparo da certe conseguenze dirette e negative. Quando invece si vive in contesti a rischio, lanciare dei messaggi ben precisi all’opinione pubblica, presentare testimonianze forti sotto forma di arte è molto più complesso, per non dire pericoloso.

Una situazione analoga la vive colui che assiste legalmente i soggetti incarcerati solo per aver espresso liberamente il loro pensiero, solo perché, in una visione distorta del diritto di difesa, viene assimilato a chi è destinatario di determinate accuse”.

Nell’evento tenutosi a Bologna sono intervenuti giuristi ed esponenti delle istituzioni. La formula adottata è stata quella di parlare con il linguaggio del diritto e dell’arte. Una formula innovativa, destinata a riscuotere in futuro sempre più successo. “Le “Giornate internazionali di Studi giuridici e interdisciplinari- Musica e arti per i diritti umani - conclude Valenti - hanno proposto un confronto a più voci di giuristi, economisti, artisti, musicologi, critici d’arte ed esperti di vari ambiti sulle più recenti riflessioni in materia di diritti umani, dando inoltre conto di quella produzione artistica, nella musica, nelle arti visive, nel cinema, nel teatro, maggiormente sensibile a questi temi. In tale prospettiva la libertà di espressione artistica, declinazione anch’essa di uno dei più importanti diritti umani, si pensi alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, più precisamente all’articolo 10, si interroga sui propri limiti e sulla effettiva capacità di rappresentare un reale sostegno all’affermazione dei diritti umani. Le sessioni del convegno sono state inoltre impreziosite da relazioni, esecuzioni musicali, esposizioni di opere di arte contemporanea e proiezioni di audiovisivi”.