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di Lorenzo Pastuglia

Il Resto del Carlino, 19 ottobre 2025

Lettera dell’assessora Conti al ministro Nordio: “Serve un intervento urgente per garantire condizioni di detenzione dignitose e sicurezza a chi lavora”. Proposto un tavolo tecnico permanente tra Ministero, Regione e Comune. Ottocento persone in uno spazio pensato per poco più della metà. Al carcere della Dozza ‘Rocco D’Amato’ di Bologna, la matematica del carcere non torna più: 800 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 457 posti. Un numero che racconta, meglio di qualsiasi parola, la misura del disagio che attraversa oggi uno degli istituti penitenziari più grandi e problematici dell’Emilia-Romagna.

Di fronte a una situazione ormai insostenibile, la Regione è intervenuta ufficialmente scrivendo al ministero della Giustizia per chiedere la sospensione dei nuovi ingressi e un piano immediato di adeguamento degli spazi. La lettera, datata 8 ottobre e firmata dall’assessora al Welfare e Terzo settore Isabella Conti, è indirizzata al ministro Carlo Nordio. L’obiettivo: “decomprimere” le sezioni più affollate e riportare condizioni minime di vivibilità per detenuti e operatori.

La Dozza, già segnata da criticità croniche, rischia infatti di vedere peggiorare ulteriormente la propria situazione. Il rientro della sezione temporaneamente destinata ai ‘giovani adulti’ nel circuito penale ordinario apre la strada a nuovi trasferimenti da altri istituti, stimati tra 70 e 90 unità. Numeri che, se confermati, spingerebbero l’istituto oltre qualsiasi soglia di sostenibilità. “Serve un intervento urgente - ha scritto Conti - per garantire condizioni di detenzione dignitose e la sicurezza di chi lavora all’interno della struttura”.

Sempre nella lettera, la Regione chiede inoltre l’apertura di un tavolo tecnico permanente tra Ministero, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Regione e Comune, con l’obiettivo di coordinare gli interventi strutturali e definire una nuova distribuzione delle sezioni. Un lavoro condiviso che tenga conto delle categorie più vulnerabili - dai detenuti protetti alle persone con fragilità psichiatriche - e che consenta di stabilire standard minimi di vivibilità e sicurezza.

Il tema, sottolineano la Regione e il governatore Michele de Pascale, non riguarda soltanto i numeri, ma la tenuta dell’intero sistema penitenziario: “La situazione della Dozza è il simbolo di un’emergenza che non può più essere ignorata - dichiarano de Pascale e Conti - Trattare le persone in condizioni disumane significa rinunciare alla funzione rieducativa della pena. È indispensabile una gestione condivisa e responsabile che metta al centro dignità e sicurezza, tanto per chi è recluso quanto per chi ogni giorno vi lavora”.

La Regione, spiegano ancora presidente e assessora, continuerà a fare la propria parte nei settori di competenza: dalla sanità penitenziaria al sostegno psicologico, fino ai percorsi di reinserimento. Ma serve, ribadiscono, una misura immediata: “Stop ai nuovi ingressi e riorganizzazione degli spazi - dicono - Senza un equilibrio numerico sostenibile, nessuna buona pratica potrà durare nel tempo”.