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di Andreina Baccaro


Corriere di Bologna, 13 dicembre 2020

 

La Camera penale: "Le poche misure del governo per ridurre il sovraffollamento non vengono adottate dai giudici". Il Covid dilaga dentro le celle della Dozza e questa volta in modo ancor "più allarmante" della prima ondata, scrive la Camera penale in un comunicato. Dai penalisti bolognesi e dal garante delle persone private della libertà personale si alza l'appello a non dimenticare che in carcere si affronta l'emergenza sanitaria in spazi ristretti e sovraffollati in cui il distanziamento è impossibile.

Ieri il Garante comunale dei detenuti Antonio Iannello ha spiegato che alla Dozza sono almeno 60 i positivi al coronavirus, di cui 3 ricoverati in ospedale, più 15 agenti di polizia penitenziaria. E il provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria ha dovuto bloccare i nuovi ingressi nell'istituto di Bologna. Neanche a marzo si erano verificati così tanti contagi contemporaneamente. "Questa seconda ondata - scrive il garante - sta avendo un impatto decisamente più grave sul carcere rispetto alla prima e l'ulteriore rischio che può profilarsi nei mesi a venire, per una non improbabile terza ondata, merita una scrupolosa valutazione. Resta ferma - l'appello di Ianniello - la necessità di deflazionare la popolazione detenuta".

Alla Dozza, anche dopo i trasferimenti di marzo, il sovraffollamento permane: su una capienza di 500 posti si contano 750 detenuti, di cui quasi il 10% oggi è positivo al Covid. Rispetto alla prima ondata, spiega il garante, è stato adottato il protocollo sanitario che prevede l'isolamento in sezioni differenziate dei contagiati e delle persone in quarantena, ma il reparto destinato agli isolamenti è già saturo. "I provvedimenti adottati dal governo per affrontare l'emergenza sanitaria - scrive la Camera penale di Bologna - sono inidonei ed insufficienti. La situazione cronica di sovraffollamento è rimasta di fatto irrisolta. Attualmente il quadro è davvero preoccupante".

Per il presidente dei penalisti bolognesi Roberto D'Errico "le misure straordinarie, seppure modeste, previste dal governo per ridurre il sovraffollamento non vengono applicate dai magistrati. Si continua ad adottare sempre la misura cautelare più grave e non si concedono i domiciliari, il problema è culturale e politico: i giudici non se la sentono, temono che la comunità non capisca ma devono avere il coraggio di misurarsi con questa tragedia che è il virus dietro le sbarre, senza farsi influenzare dal giustizialismo".

Durante la prima ondata erano stati due i morti per coronavirus alla Dozza, entrambi in attesa di giudizio. La Camera penale e l'Osservatorio carcere si appellano ai magistrati di Sorveglianza e ai giudici del distretto di Bologna: "adottino provvedimenti di scarcerazione e misure alternative, affinché sia tutelato il diritto alla salute di tutti, cittadini liberi e detenuti".