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di Andreina Baccaro


Corriere di Bologna, 7 novembre 2020

 

Quattro positivi tra giudici e personale, via alla sanificazione. Pressing per fermarsi. Il Tribunale di via Farini ha adottato tutte le misure sanitarie previste: distanziamento e misura della temperatura, oltre a udienze contingentate. Il virus entra in Tribunale e crea preoccupazione e malumori tra giudici e personale. quattro tra magistrati e amministrativi sono risultati positivi, cresce il pressing per fermarsi. Ma il presidente Caruso spiega: "Non possiamo chiudere, ma non c'è nessun allarme. Sono state prese tutte le misure, ci atteniamo alle disposizioni di Ausl e governo.

Quattro positivi al Covid in pochi giorni preoccupano personale amministrativo e magistrati tra i corridoi del Tribunale di Bologna. Ieri mattina si è diffusa la notizia tra le aule di giustizia della positività di alcuni dipendenti, ma un po' di malcontento circolava da qualche giorno, quando si è saputo di un contagio nella sezione dei gip, la più in sofferenza in termini di spazi. Ieri qualche giudice ha bussato alla presidenza per esprimere preoccupazione, ma nel frattempo il presidente del Tribunale Francesco Maria Caruso ha disposto la sanificazione di tutti gli ambienti del palazzo, che ha chiuso con un'ora circa di anticipo.

Da lunedì le udienze riprenderanno regolarmente. "Non c'è nessun allarme - spiega il presidente - i quattro casi rilevati sono tutti asintomatici tranne uno che però sta bene. Il medico competente per il Tribunale è stato informato e abbiamo fatto tutti i passaggi necessari, ma non possiamo permetterci di chiudere né io posso sospendere le attività perché non siamo in zona rossa". Le udienze andranno avanti con le dovute precauzioni. Il dpcm del 24 ottobre conteneva già nuove misure per i Tribunali e quindi da più di una settimana le udienze civili vengono celebrate da remoto, interrogatori di garanzia e convalide si tengono in videoconferenza, così come la partecipazione degli imputati reclusi in carcere alle udienze. I processi penali sono tornati a porte chiuse. "Ci atteniamo alle disposizioni del governo e dell'Ausl - prosegue Caruso - non possiamo ridurre l'attività ulteriormente. Se la situazione non diventa ingovernabile, finché possiamo il Tribunale resta aperto".

Caruso spiega anche che la preoccupazione tra i dipendenti dipende più che altro dal fatto che chi ha avuto contatti con i colleghi risultati positivi si chiede cosa fare, visto che spesso i cancellieri lavorano in stanze molto piccole. "Ma se sono state adottate le misure di distanziamento, indossati i dispositivi di protezione e arieggiate le stanze non c'è da preoccuparsi. Ad ogni modo abbiamo adottato degli accorgimenti organizzativi per mettere in smartworking per qualche giorno chi è stato a contatto con i positivi".

C'è anche l'idea di trovare un laboratorio privato che faccia tamponi in convenzione per i dipendenti della giustizia, visto che non sono rientrati tra le categorie a rischio sottoposte a screening periodici dalle autorità sanitarie. Il vero problema nella giustizia è la scarsa applicabilità del lavoro agile: per questioni di sicurezza non è possibile accedere ai sistemi e ai fascicoli da casa. "Proprio ieri c'è stata una riunione in Procura sullo smartworking ma non abbiamo ancora raggiunto un accordo perché ci sono molte difficoltà" spiega Nunzia Catena della Funzione pubblica Cgil.

"In Tribunale purtroppo è successo quello che ci si aspettava, ancora troppe persone lavorano in presenza, anche se non c'è resistenza allo smartworking, ma un problema di strumenti. Abbiamo fatto un incontro e non c'erano divergenze, abbiamo trovato disponibilità ad aggiornarci quando arriveranno gli strumenti per l'applicazione dell'accordo nazionale". Il Covid è arrivato prima, ma con 11mila processi penali pendenti e il 30% dell'organico amministrativo scoperto, la situazione è tutt'altro che semplice.