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di Gianni Varani

omnismagazine.com, 16 ottobre 2026

Cosa possa umanizzare una drammatica periferia umana come un carcere, sembra sempre più difficile a dirsi e a farsi. E i numeri delle carceri italiane non confortano, considerando l’affollamento e, per chi esce, l’alta percentuale di ricadute nel crimine. Per questo è ancora più sorprendente quanta gente si spenda con idee, progetti, dedizione perché quel luogo sia “solo” un purgatorio di passaggio e tutti abbiano una seconda possibilità. L’ultima positiva esperienza, alla Dozza di Bologna - che ufficialmente è “Casa Circondariale Rocco D’Amato” - viene dallo sport. Dalla pallavolo. Hanno dato vita a una squadra maschile di detenuti che hanno chiamato Fenice, il mitico uccello che rinasce dalle ceneri. E, dietro quelle sbarre, si capisce bene perché hanno scelto questo nome. Sperano di tornare, rinati, alla vita “normale”.

Hanno un precedente che ha raccolto consensi: han dato vita qualche anno fa ad una squadra di rugby che han chiamato “Giallo Dozza”. Gioca in un campionato regionale minore. Il giallo fa riferimento al cartellino col quale si viene puniti, nel rugby, mandandoci in panchina. Metafora del carcere e della speranza che si possa tornare in partita, nel mondo libero. A far nascere il progetto del Fenice Volley Team, la passione di alcune educatrici che operano nel carcere. E la sensibilità della direttrice, Rosalba Casella, sensibile a questo sport. Ma in primo luogo la richiesta ricorrente, da parte di giovani carcerati, di poter praticare sport pur da reclusi. E sono tanti, crescenti negli ultimi anni - l’ha rammentato la direttrice - i giovani dietro le sbarre.

L’aspetto confortante del progetto pallavolo è quanto ha subito saputo aggregare, col semplice moltiplicarsi di contatti. Istituzioni come la Regione, imprese, sportivi. La pallavolo Bologna ha coinvolto Maurizio Menarini, storico e vincente allenatore di serie A. E Menarini ha subito detto sì. La lega di serie A ha donato nientemeno che la pavimentazione professionale per la palestra del carcere. E non si è trattato di pavimentazione qualsiasi, ma del taraflex usato dai campioni nella superlega. Grazie alle varie realtà sponsor del progetto sono arrivate magliette e quanto serve a questo sport.

Raccontano che Menarini motivi i coinvolti nel team come se dovesse farli giocare in una supercoppa. Ma Menarini ha un pensiero più profondo, dato che nello sport si vince e si perde: la cosa più importante, ha spiegato, è saper affrontare la sconfitta. E una Casa Circondariale è piena di sconfitte e di sconfitti. Se tutto andrà in porto, la Fenice della Dozza potrà far giocare i propri atleti anche fuori dal carcere, in un campionato regionale minore, grazie al coinvolgimento della Fipav, la Federazione della pallavolo. 

La scommessa è che la pallavolo, con le sue regole e il suo “obbligatorio” gioco di squadra, insegni a saper tornare nella vita reale, a inserirsi nella società. Nella pallavolo non vince il singolo, la palla non puoi tenerla, devi passarla. Questo scopo educativo è rimarcato anche dal fatto che il progetto nasca nell’ambito del CPIA2, il centro ministeriale per l’istruzione degli adulti, che opera nel carcere ed è il “datore di lavoro” delle educatrici coinvolte. Grazie al CSI, il Centro Sportivo Italiano, ci sarà anche della formazione tra i coinvolti, per arbitri e allenatori.