di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 febbraio 2025
Carceri minorili, manifestazioni contro il progetto governativo. No del sindaco Lepore e della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Claudia Giudici. “Una bomba che lancia le sue schegge in tutta Italia”, così il Garante regionale dei detenuti dell’Emilia Romagna, Roberto Cavalieri, definisce il progetto governativo - la cui realizzazione ha preso il via venerdì scorso - di creare nel carcere della Dozza a Bologna una sezione apposita dove trasferire circa 50 giovani adulti tra i 21 e i 25 anni prelevati dagli Istituti penali minorili del Paese, in sovraffollamento come finora lo erano state solo le carceri per adulti. Saranno scelti tra i reclusi arrivati in Italia come minori non accompagnati (quelli che creano più “problemi” al Dipartimento). Ieri, dopo che nei giorni scorsi si era levata la protesta degli avvocati penalisti e dell’Fp Cgil, dopo l’ordine del giorno di condanna presentato in consiglio comunale dal Pd e sottoscritto pure da un esponente di FI, e dopo la levata di scudi dei garanti territoriali dei detenuti, hanno detto no anche la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Claudia Giudici e il sindaco di Bologna Matteo Lepore intervenuto in sostegno della manifestazione organizzata davanti al carcere.
“La Dozza - ha detto Lepore - ha già gravi problemi di sovraffollamento, oltre l’accettabile, è difficilmente comprensibile quindi come possa ospitare una nuova sezione dedicata ai giovani detenuti, con spazi per il lavoro educativo del tutto inadeguati. Spostarli in quel modo solo per ragioni logistiche, sganciando la loro permanenza in una struttura dalla necessità di un contesto rieducativo, è un errore”. Da qui la richiesta al ministro Nordio “di rivedere questa decisione e di aprire un confronto”. Una scelta che la Garante Giudici giudica “gravissima” perché “mina l’attuazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.
Da notare che il range di età (21-25 anni) dei ragazzi da trasferire non è casuale, perché così il governo intende eliminare l’estensione introdotta nel 2014 dall’allora ministro Orlando col proposito di evitare ai giovani reclusi negli Ipm l’interruzione precoce dei programmi di reinserimento. Ora, al fine di creare questa sezione speciale, da venerdì scorso è cominciato il trasferimento dei circa 80 detenuti dell’Alta sicurezza (As3) della Dozza verso altre carceri, peraltro già sovraffollate, come Parma (dove a farne le spese sono stati già i 29 detenuti che per motivi di salute o di altro tipo avevano ottenuto il diritto ad avere una cella singola), Fossombrone, Lanciano, Tolmezzo e Asti.
Perché sia stata scelta Bologna come sede della prima sezione speciale per giovani adulti può essere spiegato con le parole di Cavalieri: “Dicono che sia per come è posizionata la sezione AS3, ma è evidente la scelta dal sapore tutto politico”. Un progetto a cui il capo del Dipartimento della giustizia minorile e di comunità Sangermano sta lavorando da nove mesi, anche se da almeno altrettanto tempo il governo parla dei nuovi Ipm da aprire con il restauro di vecchi istituti a Rovigo, L’Aquila, S. M. Capua Vetere e Lecce. L’interpello per trovare gli agenti disponibili a trasferirsi a Bologna per l’operazione è già stato lanciato e sembra che la loro diaria preveda cento euro in più rispetto al normale stipendio.











