di Massimo Selleri
Il Resto del Carlino, 31 dicembre 2021
Una nuova casa per l'esecuzione penale esterna. Saltati gli ultimi ostacoli burocratici le porte dovrebbero aprirsi a gennaio in zona Corticella, vicino alla Casa della Carità. Il progetto 'L'accoglienza è la vera sfida' nasce per la volontà del cardinale Matteo Zuppi di offrire un sostegno ai detenuti che affrontano l'ultima parte della pena, ed è affidato al consorzio gruppo Ceis (Centro di Solidarietà).
"Chi esce dal carcere - spiega padre Giovanni Mengoli, presidente del consorzio e responsabile della comunità - rischia di tornare a delinquere in tempi brevi perché non ha la formazione necessaria per inserirsi rapidamente nel mondo del lavoro. Le statistiche dicono che chi non usufruisce di pene alternative ha una recidiva di circa il 90%. Per questo vogliamo offrire un percorso e uno spazio per accompagnare la persona a un pieno reinserimento". Il progetto nasce nel 2017 con i fondi dell'otto per mille messi a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana. Al Villaggio del Fanciullo "è stata allestita una struttura per ospitare quattro detenuti. Grazie alla collaborazione con enti, istituzioni e privati si sono attivati tirocini o corsi di formazione professionale. E oggi c'è già chi ha un'occupazione stabile".
La costruzione della nuova casa di Corticella, che potrà accogliere otto persone, è stata finanziata dalla parrocchia dei Santi Savino e Silverio grazie a una donazione. "Mentre l'accoglienza - spiega padre Giovanni - è finanziata dalla diocesi attraverso i fondi Faac. Ma uno dei traguardi da raggiungere è individuare fondi pubblici e privati per arrivare a un suo sostentamento che responsabilizzi tutti. Qualche donazione privata, come quella di Villa Torchi, è già arrivata e dimostra che il tema è sentito".
Il costo complessivo della struttura, stima padre Giovanni, "è di circa 100mila euro all'anno. Va detto che non si tratta di una semplice assistenza: l'obiettivo è far raggiungere lentamente l'autonomia agli ospiti. Significa che chi risiede in questa casa ne contribuisce alle spese appena ne ha la possibilità". Anche a causa di alcuni fatti di cronaca, oggi si vive un certo risentimento verso le pene alternative. "In realtà - afferma padre Giovanni - sono quelle che consentono una maggiore sicurezza per cittadini e detenuti. Come detto, la percentuale di chi, finita una pena, torna a delinquere, è molto alta. Questo perché in carcere non è possibile una formazione mirata al singolo. Per usufruire dell'affidamento ai servizi sociali è necessario un progetto ad hoc. E la persona 'in prova' deve rispettare obblighi ben precisi per non tornare in carcere. Ad esempio non può uscire dalla sua residenza dalle 7 di sera alle 7 di mattina, non può far uso di sostanze stupefacenti, ed è sottoposto a controlli periodici per il rispetto di queste condizioni fino alla fine della pena".









