di Margherita Grassi
Corriere della Sera, 11 agosto 2019
Il racconto di due genitori adottivi: "Lo abbiamo fatto per salvarlo". Volevano che loro figlio fosse arrestato, che andasse in un carcere minorile, e ce l'hanno fatta. La storia di questa coppia di 60enni reggiani è fatta di anni di battaglie, terapie, percorsi psicologici. E da qualche mese di lucida esasperazione e razionale sicurezza: "Nostro figlio è pericoloso per sé e per gli altri: va fermato. Solo così, forse, per lui c'è speranza".
Un appello che questa madre e questo padre adottivi avevano pubblicamente lanciato a fine luglio, dopo aver capito di essere inermi e impotenti davanti alla vita che da mesi il ragazzo, che ha 17 anni e mezzo, aveva intrapreso: vita fatta di spaccio e furti, condotta per strada, con la sfrontatezza di chi si sente al riparo dalla legge.
Ora, il minorenne si trova al carcere minorile del Pratello a Bologna, ma per mesi, vista la giovanissima età, nessuna accusa era stata formalizzata contro di lui. I genitori vivevano nell'angoscia che, una volta arrivati i 18 anni, per il figlio si aprissero direttamente le porte del carcere per adulti, senza che per lui ci fosse più possibilità di recupero. O che, comunque, fosse più complesso recuperarlo.
Valerio, lo chiameremo così, è stato adottato da questa coppia reggiana - lei insegnante, lui dirigente d'azienda - dieci anni fa, quando di anni ne aveva 7. C'è stato un cammino difficilissimo fatto di colloqui con psicologi dell'Ausl, assistenti sociali e terapeuti, con i genitori sempre presenti a cercare di aiutare quel bambino che arrivava da un'infanzia a dir poco complicata.
Un anno e mezzo fa circa, il passaggio dalle scuole medie a quelle superiori si è rivelato molto problematico: "Ha cancellato in poco tempo i progressi di anni", dicono i coniugi reggiani. Da lì c'è stata una sorta di valanga. I genitori lo hanno segnalato alla questura di Reggio per spaccio a fine 2018, poi lo hanno denunciato per minacce nei loro confronti.
Il Tribunale dei minori ha aperto un fascicolo, "ma in sei mesi non siamo mai stati contattati - raccontano. Ci siamo resi conto che la legge che tutela i minorenni in realtà diventa un boomerang. Siamo solamente dei nomi su dei fogli. Non c'è un progetto, non c'è una prospettiva a nessun livello istituzionale", protestano. A marzo 2019, su richiesta dei genitori stessi, Valerio è stato inserito dai servizi sociali in una comunità a Reggio Emilia, ma dopo circa due mesi gli operatori hanno deciso di espellerlo a causa del suo comportamento irrispettoso delle regole. A maggio il primo furto, di una bicicletta. La decisione del trasferimento in una comunità nel piacentino, la fuga del minorenne.
A quel punto Valerio si è dato alla vita in strada, interrompendo quasi del tutto i contatti coi genitori. A fine giugno, nel Reggiano, il furto di uno scooter e di un'auto, in questo secondo caso con tanto di fuga dalle forze dell'ordine e danni procurati alla vettura stessa. C'è voluto un altro episodio analogo, tra il 30 e il 31 luglio a Comacchio, perché Valerio, qualche giorno dopo, fosse incriminato e portato infine nel carcere minorile in custodia cautelare.
Il 17enne è stato fermato sempre al volante di un'auto rubata nel corso di una serata brava sulla riviera romagnola. Trasportava una ragazza e un ragazzo di 14 e 15 anni, giovanissimi turisti lombardi. "Non possiamo certo parlare di soddisfazione, in un contesto del genere - dice la coppia - ma di sollievo sì. Con la speranza che per nostro figlio ci possa essere un programma di riabilitazione e recupero".










