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di Giuseppe Baldessarro


La Repubblica, 2 settembre 2019

 

L'allarme del Garante rilanciato dal sindacato Sinappe: "Ormai facciamo anche gli psicologi". "Per fare il nostro lavoro ormai devi essere anche psicologo, avvocato e consulente. Non è giusto sia così, ma abbiamo dovuto imparare nostro malgrado".

Nicola d'Amore, del sindacato "Sinappe", riassume così la giornata dell'agente di polizia penitenziaria alla Dozza. Spiegando come "in una situazione complessa come quella della realtà carceraria", tra "sovraffollamento e carenze di personale", gli agenti sono "chiamati a un lavoro da supplente, per il quale però non sono adeguatamente preparati".

Il tema è quello delle condizioni di vita dei reclusi. Il sovraffollamento della Dozza (oltre 850 detenuti invece che 500), appunto. Ma soprattutto la carenza di educatori che, come ha denunciato su Repubblica il Garante per i diritti dei detenuti Antonio Iannello, è diventata drammatica. "I numeri dicono che ce ne vorrebbero almeno il doppio - spiega ora il sindacalista: i pochi attualmente in servizio non riescono a svolgere il ruolo al quale sono chiamati. A volte passano mesi senza che il detenuto riesca ad avere un incontro con il proprio professionista di riferimento. Così i bisogni non trovano risposte e le tensioni salgono trasformandosi in litigi, risse e aggressioni".

Poi aggiunge: "Da agenti, inevitabilmente, siamo il primo punto di contatto tra i detenuti e l'amministrazione, ed è su di noi che vengono scaricati rabbia e delusione".

Da qui la necessità di far fronte alle carenze di educatori: "Gli agenti fanno di tutto per dare risposte diventando consulenti, avvocati, persino psicologi. Seguono le pratiche dei reclusi, sollecitano le risposte, aiutano gli stranieri a scrivere le lettere. È un lavoro che per quanto possibile facciamo volentieri, ma in tanti casi il nostro personale non è specificatamente formato". Per Nicola d'Amore "serve una maggiore attenzione da parte delle istituzioni", perché "se è vero che chi sta alla Dozza ha sbagliato, è altrettanto vero che c'è una dignità delle persone che non può essere ignorata".