Corriere di Bologna, 24 agosto 2025
“Una situazione esplosiva”, che “attualmente sfiora la soglia degli 800 detenuti, considerando anche un segmento gestito dalla giustizia minorile: la sezione giovani adulti. In altri tempi, di fronte a situazioni simili, si sarebbero chiusi gli ingressi e gli arrestati sarebbero stati associati a strutture limitrofe”. Oggi non è così, con un’emergenza sovraffollamento che è trasversale: l’ennesima richiesta di attenzione alle condizioni del carcere della Dozza è arrivato dal segretario della Fns Cisl, Nicola D’Amore, che è tornato a ricordare come il “sovraffollamento e la carenza di personale mettano a rischio sicurezza, dignità e trattamento dei detenuti”.
Eppure non è mai troppo parlarne, poiché di risposte non ne stanno arrivando. “Vorremmo far comprendere a chi non conosce il carcere quanto sia difficile collocare una persona in una cella”, perché, “individuati i pochi posti ancora disponibili, che un tempo sarebbero serviti a gestire le quotidiane emergenze, bisogna verificare che gli altri detenuti li “accettino”. In alcune sezioni sono presenti forme di autogoverno”.
E altri ostacoli ancora: “Le interlocuzioni vengono gestite da quei pochi operatori che coordinano la sicurezza dell’istituto, cercando di convincere i detenuti a cambiare cella senza generare ulteriori tensioni. È la routine quotidiana e comporta un costo elevato per la salute psicofisica della polizia penitenziaria”, aggiunge D’Amore. In questa situazione “viene meno tutta la progressione trattamentale, che rappresenta la finalità costituzionale del carcere - conclude. Servono interventi deflattivi da parte del governo per ridurre i numeri e garantire condizioni minime di sicurezza e vivibilità”.











