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di Gianluca Rotondi

 

Corriere di Bologna, 12 aprile 2020

 

Intervista a Antonietta Fiorillo, presidente del Tribunale di Sorveglianza: "I domiciliari in deroga del Cura Italia sono poco applicabili, chi è dentro con pene brevi non ha domicilio né risorse". "È mancato finora un vero piano sanitario contro il virus". Non c'è stato un piano sanitario per il virus in carcere, lo dice la presidente della Sorveglianza Fiorillo, che chiede alla Regione un hub per detenuti contagiati.

"Alla Dozza serve un piano sanitario per fronteggiare eventuali contagi massicci. Pensare di risolvere la situazione solo con le misure alternative o con la detenzione domiciliare in deroga del Cura Italia, che peraltro è poco applicabile, è illusorio oltre che pericoloso". Antonietta Fiorillo, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna e magistrato di lunga esperienza, chiede uno scatto in avanti per il pianeta carcere. La Dozza, ancora alle prese con i danni provocati dalla rivolta di marzo, ha contato il primo detenuto morto per Covid-19, mentre aumentano i contagi tra reclusi, agenti e sanitari. Ora sono finalmente arrivate le mascherine per i detenuti ma la tensione resta alta.

 

Presidente, qual è la situazione della Dozza?

"Abbiamo due donne ricoverate e il reparto femminile in isolamento precauzionale. Ci sono 800 detenuti e la rivolta ha creato problemi che si stanno cercando di risolvere. Dopo il decesso del detenuto si è accelerato sui tamponi ma certo non si fanno a tappeto mentre credo siano fondamentali, insieme ai test sierologi, per isolare i positivi e ridurre la possibilità di contagio che in una struttura come il carcere si può diffondere velocemente".

 

La risposta all'emergenza è stata demandata alla cosiddetta detenzione domiciliare in deroga e al maggiore utilizzo di misure alternative...

"Nell'intero distretto dai primi di marzo, sulle varie misure, anche quelle disposte dal Tribunale, sono stati liberati 500 detenuti. Le misure del Tribunale si affiancano al Cura Italia, stiamo privilegiando l'attività monocratica perché più agile: abbiamo accelerato sulle misure provvisorie anche perché quelle in deroga hanno presupposti di applicazione limitati. Su 123 domande arrivate giovedì solo una trentina rispettavano i requisiti, le altre non avevano speranze: tanti non avevano il domicilio e altri nemmeno i parametri della pena".

 

Mancano anche i braccialetti elettronici...

"Mai visti, ma il limite è un altro. Nove detenuti su dieci con pene brevi sono dentro perché non hanno domicilio e non troviamo accoglienza con i servizi. La scarsa applicabilità è dovuta anche a questo: chi è che va in carcere con un anno da fare? Chi non ha risorse. Non se n'è tenuto conto. Ci stiamo sforzando di applicarla al meglio, la verità però è un'altra".

 

Quale?

"Non è con il Cura Italia che si risolve un'emergenza simile. Parliamo sempre di misure alternative ma anche se potessimo applicarle al massimo non potremmo liberare il carcere. Serve un vero piano sanitario per l'emergenza".

 

Che non c'è stato o non è stato adeguato?

"Le indicazioni dell'Ausl sono state di predisporre posti per l'isolamento sanitario ma questo va bene con pochi contagi, se il virus si diffondesse in maniera seria, cosa che nessuno si augura, come facciamo? La salute va tutelata, non è interesse solo dei detenuti ma anche degli agenti e dei medici che, loro malgrado, hanno portato la positività alla Dozza".

 

Perché non si è approntato un piano per tempo?

"Ho l'impressione, non solo riferita all'Ausl, che in questo momento così difficile il carcere sia tornato all'angolo, rimosso. Ma il carcere è città. Che le cose funzionino è interesse della collettività. Ora serve altro".

 

Cosa?

"Con il Provveditore abbiamo proposto all'assessorato alla Sanità di trovare una struttura, un albergo o un'ex caserma, e usarla per il periodo dell'emergenza per l'isolamento sanitario. Un modo per alleggerire la pressione dentro. Le Ausl devono erogare le prestazioni che ci sono fuori, la salute è un diritto. Dobbiamo pensare a fare uscire i detenuti ma soprattutto a curare chi è lì".

 

Il procuratore generale della Cassazione ha chiesto di arginare la richiesta di misure cautelari. Che ne pensa?

"La posizione è molto chiara e mi trova d'accordo. Ora sta alla riflessione dei pm".

 

Se il virus si diffonde come si fa?

L'Ausl deve erogare le stesse prestazioni di fuori, ma temo che il carcere sia stato rimosso.