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bolognatoday.it, 15 aprile 2021

 

Sono accusati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e tentata evasione. Su richiesta del sostituto procuratore, Elena Caruso, 49 detenuti del carcere della Dozza, coinvolti nella rivolta del marzo del 2020, sono accusati, a vario titolo, di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e tentata evasione e sono stati rinviati a giudizio.

Come riferisce Adnkronos, otto sono ritenuti responsabili di essere stati gli istigatori dei disordini perché "Incitavano i detenuti, non identificati, che hanno distrutto le plafoniere dei neon nel corridoio della sezione 3D" - scrive la Procura - "urlando frasi come 'Libertà, ora distruggiamo tutto, siete tutti pezzi di m...'.

Tutti sono accusati anche di distruzione di mobili e altri oggetti e di violenze e aggressioni nei confronti degli agenti di Polizia penitenziaria. Due agenti sono indicati come parti offese per i traumi. Seguendo a ruota Salerno, Modena, Poggio Reale e Foggia, alla Dozza la "miccia" si accese il 9 marzo del 2020, quando erano stati bruciati dei materassi, mentre alcuni detenuti erano riusciti a occupare alcune sezioni della struttura. Alla base delle mobilitazioni, le restrizioni adottate per cercare di evitare la diffusione del Coronavirus. Un 29enne perse la vita.